La festa nera – Violetta Bellocchio - Casa editrice Chiarelettere

 

La festa nera

Nessuna vita è bella come sembra, nessuna vita è brutta come sembra: c’è una crepa in ogni singola cosa. Cercala, infilaci due dita e guarda la luce che entra. Segui quella luce fino a quando non senti di aver toccato il fondo.

Dopo un terribile caso di shaming che li ha quasi distrutti, Misha, Nicola e Ali tornano dietro la macchina da presa per raccontare il mondo in cui sopravvivono. Sono reporter, ma soprattutto sono ragazzi. Nell’Italia del futuro, fare documentari è un lavoro socialmente utile, l’ultimo stadio di un’umanità che ha scelto il tracollo come aspirazione esistenziale.
L’unica via di fuga è la Val Trebbia, culla di nuove comunità autarchiche. Seguendo il fiume come una linea d’ombra, i protagonisti incontreranno madri che venerano il dolore, uomini convinti che la donna sia un virus invincibile, hipster eremiti che ripudiano la tecnologia, famiglie integraliste che credono in un’Apocalisse ormai passata di moda, un misterioso guaritore, “il Padre”, capace di sanare ogni malattia, a un prezzo.
Usando i colori più vividi del genere, Violetta Bellocchio sfiora i temi brucianti del presente illuminando la narrazione con una scrittura espressiva, caustica, mai arresa. Un racconto tragicomico che non ha paura di colpire dove fa più male, mostrando il lato nascosto della violenza, quello che quando le luci rosse delle telecamere si spengono non fa più notizia, la vera festa nera.

Violetta Bellocchio è un mistero, eppure non c’è nulla di artificiale nella sua letteratura. Con una frase può divertire e atterrare. La sua prima persona, nell’ipertrofia italiana dell’io, è una delle pochissime a cui credo davvero.
Luciano Funetta

Un grande affresco che denuncia le derive del presente con una forma che si situa tra i migliori racconti di Herbert George Wells e le distopie di James G. Ballard: Violetta Bellocchio ha scritto un romanzo formidabile.
Enzo Baranelli Satisfiction

"La festa nera" è stata una rinascita totale.
Violetta Bellocchio TheSubmarine.it

"La festa nera" ha il sapore del saldo di un debito, del pagamento di un tributo, quello che è giusto pagare per rimanere. Un omaggio, un regalo. Infatti, nonostante la rabbia, non c’è una sola traccia di odio né di cattiveria nel libro. "Hai un gran cuore e sei una donna onesta."
Elisa Cuter Il Tascabile

Un racconto serrato di un futuro tremendamente reale e vicino, perché quelli siamo noi, quelli potremmo essere noi.
Giulia Caterina Trucano Grazia.it

Fra distopia e non-fiction portate alle estreme conseguenze, Bellocchio con una scrittura nervosa e rivelatrice costruisce un reportage dal futuro, descrivendo un'Italia post-bellica e post-verità in cui fioriscono le sette e in cui un tentativo di racconto documentaristico si rivela un doloroso ritratto delle contraddizioni che già viviamo.
Paolo Armelli Wired

Questo di Violetta Bellocchioè romanzo post-apocalittico un mantra distopico, diasporico, scinde noi, l’atomo in cui ci siamo rinchiusi. Ed è un libro-denuncia sulle nostre ineleganti incompetenze quotidiane.
Mauro Garofalo Il Sole 24 Ore

Scritta in stato grazia, questa storia non dà tregua, per il ritmo della narrazione, per lo sguardo oscillante tra il disincanto, la sociopatia e l’empatia, per la forza e la fragilità che lo rendono estremo e attualissimo.
Libreria Trebisonda Torino

Violetta Bellocchio ha deciso di scrivere un romanzo sulla morte e sulla fine del mondo sapendo che della morte e della fine del mondo non sappiamo nulla. Non è finito il mondo ma la capacità dei protagonisti - e quindi la nostra - di guardarlo e interpretarlo, e così "La festa nera", oltre che un riuscito romanzo di fantascienza/horror, è la riflessione di una scrittrice di talento sui limiti della letteratura; ovvero sulla letteratura, che in fondo altro non è che economia della scarsità di informazioni.
Stefano Piri Esquire

Violetta Bellocchio è brava a squarciare con l’invenzione il velo presente e farci vedere cosa sarà nel futuro.
Mario De Santis Soulfood

È l'aria del tempo, e non è serena per niente, ma questo «reportage dal futuro», “La festa nera”, con derive da "Cannibal Holocaust" (1980) di Ruggero Deodato, coordinate svelate dall'autrice stessa, ha una voce nervosa e inconfondibile nell'interrogarsi sulla sete di immagini e violenza che ci plasma e incrina.
Alessandro Beretta La Lettura

Dei libri di Violetta Bellocchio bisognerebbe recensire prima di tutto il ritmo. È raro che in Italia si trovi una scrittura in grado di innestare l'anima sfidante e beffarda del new journalism (quello che da noi è stato importante già adulterato dalla retorica modello Oriana Fallaci) con lo sguardo orizzontale del l'hardboiled. E invece è chiaro se ti scegli come numi tutelari gente come Joan Didion mescolata a Elmore Leonard, sarà probabile che i tuoi lettori si renderanno conto di avere in mano qualcosa che chiede una capacità di immaginare dei caratteri e delle psiche ancora non visti: una vertigine di imprevedibilità, una moralità vitalissima al di là del bene e del male, molto lontana dell'estetizzazione morale che segna molti dei romanzi di scrittori recenti
Christian Raimo Tuttolibri

"La festa nera" di Violetta Bellocchio ha qualcosa che convince fin da subito ed è ciò che più conta: la scrittura.
Andrea Caterini Il Giornale

Violetta Bellocchio è un mistero, eppure non c’è nulla di artificiale nella sua letteratura. Con una frase può divertire e atterrare. La sua prima persona, nell’ipertrofia italiana dell’io, è una delle pochissime a cui credo davvero.
Luciano Funetta

Un grande affresco che denuncia le derive del presente con una forma che si situa tra i migliori racconti di Herbert George Wells e le distopie di James G. Ballard: Violetta Bellocchio ha scritto un romanzo formidabile.
Enzo Baranelli Satisfiction

"La festa nera" è stata una rinascita totale.
Violetta Bellocchio TheSubmarine.it

"La festa nera" ha il sapore del saldo di un debito, del pagamento di un tributo, quello che è giusto pagare per rimanere. Un omaggio, un regalo. Infatti, nonostante la rabbia, non c’è una sola traccia di odio né di cattiveria nel libro. "Hai un gran cuore e sei una donna onesta."
Elisa Cuter Il Tascabile

Un racconto serrato di un futuro tremendamente reale e vicino, perché quelli siamo noi, quelli potremmo essere noi.
Giulia Caterina Trucano Grazia.it

Fra distopia e non-fiction portate alle estreme conseguenze, Bellocchio con una scrittura nervosa e rivelatrice costruisce un reportage dal futuro, descrivendo un'Italia post-bellica e post-verità in cui fioriscono le sette e in cui un tentativo di racconto documentaristico si rivela un doloroso ritratto delle contraddizioni che già viviamo.
Paolo Armelli Wired

Questo di Violetta Bellocchioè romanzo post-apocalittico un mantra distopico, diasporico, scinde noi, l’atomo in cui ci siamo rinchiusi. Ed è un libro-denuncia sulle nostre ineleganti incompetenze quotidiane.
Mauro Garofalo Il Sole 24 Ore

Scritta in stato grazia, questa storia non dà tregua, per il ritmo della narrazione, per lo sguardo oscillante tra il disincanto, la sociopatia e l’empatia, per la forza e la fragilità che lo rendono estremo e attualissimo.
Libreria Trebisonda Torino

Violetta Bellocchio ha deciso di scrivere un romanzo sulla morte e sulla fine del mondo sapendo che della morte e della fine del mondo non sappiamo nulla. Non è finito il mondo ma la capacità dei protagonisti - e quindi la nostra - di guardarlo e interpretarlo, e così "La festa nera", oltre che un riuscito romanzo di fantascienza/horror, è la riflessione di una scrittrice di talento sui limiti della letteratura; ovvero sulla letteratura, che in fondo altro non è che economia della scarsità di informazioni.
Stefano Piri Esquire

Violetta Bellocchio è brava a squarciare con l’invenzione il velo presente e farci vedere cosa sarà nel futuro.
Mario De Santis Soulfood

È l'aria del tempo, e non è serena per niente, ma questo «reportage dal futuro», “La festa nera”, con derive da "Cannibal Holocaust" (1980) di Ruggero Deodato, coordinate svelate dall'autrice stessa, ha una voce nervosa e inconfondibile nell'interrogarsi sulla sete di immagini e violenza che ci plasma e incrina.
Alessandro Beretta La Lettura

Dei libri di Violetta Bellocchio bisognerebbe recensire prima di tutto il ritmo. È raro che in Italia si trovi una scrittura in grado di innestare l'anima sfidante e beffarda del new journalism (quello che da noi è stato importante già adulterato dalla retorica modello Oriana Fallaci) con lo sguardo orizzontale del l'hardboiled. E invece è chiaro se ti scegli come numi tutelari gente come Joan Didion mescolata a Elmore Leonard, sarà probabile che i tuoi lettori si renderanno conto di avere in mano qualcosa che chiede una capacità di immaginare dei caratteri e delle psiche ancora non visti: una vertigine di imprevedibilità, una moralità vitalissima al di là del bene e del male, molto lontana dell'estetizzazione morale che segna molti dei romanzi di scrittori recenti
Christian Raimo Tuttolibri

"La festa nera" di Violetta Bellocchio ha qualcosa che convince fin da subito ed è ciò che più conta: la scrittura.
Andrea Caterini Il Giornale

Collana: NARRAZIONI CHIARELETTERE
Numero di pagine: 176
Formato: Libro - Brossura fresata con alette
ISBN: 9788832960129
Prezzo: € 15