Confessioni ultime


Mauro Corona presenta il libro
DI COSA PARLA
Quarta di copertina
del libro "Confessioni ultime"
(di Mauro Corona)

Pensieri e racconti di vita. Le CONFESSIONI ULTIME di Mauro Corona sono il diario intimo di “un sognatore”. Un autoritratto che richiama in alcuni passaggi l’indimenticabile tradizione degli scritti morali, da Seneca al filosofo e samurai Jōchō Yamamoto, e si trasforma con impennate improvvise in un personalissimo sfogo sull’attualità e la politica. Suoni e basta, le parole hanno perso consistenza, volume, spessore, e con loro la vita. Le CONFESSIONI prendono forma da queste parole ormai vuote. Libertà, silenzio, memoria, corpo, fatica, invidia, orgoglio, competizione, amore, amicizia, dolore, morte, Dio e la fede. Una rappresentazione laica profonda e illuminante: “Sono un grande peccatore, ma per tradizione e per educazione spero in Dio, e lo rispetto a modo mio. Spero in Dio, però non so più dov’è finito... Diceva Zvi Kolitz: ‘Caro Dio, io credo in te nonostante te’”.

"Una meditazione sulla vita, la natura, il silenzio, la libertà"

autore:
Mauro Corona
collana: Tascabili
dettagli: 128 pagine
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Confessioni ultime

"Una meditazione sulla vita, la natura, il silenzio, la libertà"

autore:
Mauro Corona
collana: Tascabili
dettagli: 128 pagine
prezzo: 6.9 €

PRETESTI PER LEGGERLO
del libro "Confessioni ultime"
(di Mauro Corona)



“Ultimamente,
e sempre più spesso, ho
un desiderio impossibile,
ma forse chissà, potrebbe
anche essere possibile,
però non ci credo molto,
anzi non ci credo per nulla.
Ma questo non è importante,
importante sarebbe realizzare questo desiderio per avere una
soddisfazione, l’ultima.
Vorrei vedere il mio volto dopo che
sarò morto, vorrei vederlo, almeno per
una volta, rilassato, lisciato, disteso, sereno, pacifico,
anche solo pochi secondi. Per vederlo così
dovrò essere morto e i morti non vedono più… Solo
da morto, credo, il mio volto sarà rilassato.
La morte stende e distende. Fin da piccolo, da bambino,
ho avuto un volto impaurito, un volto
tirato, teso, ansioso, inquieto, angosciato, triste, deluso,
amareggiato, sconfitto, rassegnato,
avvilito e si potrebbe andare avanti. A volte arrabbiato,
irato, altre contuso e tumefatto, altre sporco,
mai disteso. Ho eliminato gli specchi, non mi hanno
mai ridato un volto tranquillo come acqua
ferma, per questo evito gli specchi. Quando vedo il mio
volto, quella tragica maschera di dolori
e fallimenti e menzogne e sconfitte, penso a coloro che
hanno contribuito mettendocela tutta
a ridurlo così, io per primo. E ormai non cambia più,
si è irrigidito, imbalsamato, fermo e secco
in quei tratti angosciati che hanno piallato ogni dolcezza.
Verrà la morte a stirarlo, lo so, solo la morte
potrà spianarlo, e dirò finalmente. Ma non potrò vederlo,
per questo ho l’impossibile desiderio
di vedermi morto, per osservare il mio volto in pace,
finalmente. Ma non sarà così. ”
“Ultimamente,
e sempre più spesso, ho
un desiderio impossibile,
ma forse chissà, potrebbe
anche essere possibile,
però non ci credo molto,
anzi non ci credo per nulla.
Ma questo non è importante,
importante sarebbe realizzare questo desiderio per avere una
soddisfazione, l’ultima.
Vorrei vedere il mio volto dopo che
sarò morto, vorrei vederlo, almeno per
una volta, rilassato, lisciato, disteso, sereno, pacifico,
anche solo pochi secondi. Per vederlo così
dovrò essere morto e i morti non vedono più… Solo
da morto, credo, il mio volto sarà rilassato.
La morte stende e distende. Fin da piccolo, da bambino,
ho avuto un volto impaurito, un volto
tirato, teso, ansioso, inquieto, angosciato, triste, deluso,
amareggiato, sconfitto, rassegnato,
avvilito e si potrebbe andare avanti. A volte arrabbiato,
irato, altre contuso e tumefatto, altre sporco,
mai disteso. Ho eliminato gli specchi, non mi hanno
mai ridato un volto tranquillo come acqua
ferma, per questo evito gli specchi. Quando vedo il mio
volto, quella tragica maschera di dolori
e fallimenti e menzogne e sconfitte, penso a coloro che
hanno contribuito mettendocela tutta
a ridurlo così, io per primo. E ormai non cambia più,
si è irrigidito, imbalsamato, fermo e secco
in quei tratti angosciati che hanno piallato ogni dolcezza.
Verrà la morte a stirarlo, lo so, solo la morte
potrà spianarlo, e dirò finalmente. Ma non potrò vederlo,
per questo ho l’impossibile desiderio
di vedermi morto, per osservare il mio volto in pace,
finalmente. Ma non sarà così. ”




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un pretesto per leggerlo
Tratto da Confessioni ultime

Mauro Corona

Tratto da Confessioni ultime

Mauro Corona

“Ultimamente,
e sempre più spesso, ho
un desiderio impossibile,
ma forse chissà, potrebbe
anche essere possibile,
però non ci credo molto,
anzi non ci credo per nulla.
Ma questo non è importante,
importante sarebbe realizzare questo desiderio per avere una
soddisfazione, l’ultima.
Vorrei vedere il mio volto dopo che
sarò morto, vorrei vederlo, almeno per
una volta, rilassato, lisciato, disteso, sereno, pacifico,
anche solo pochi secondi. Per vederlo così
dovrò essere morto e i morti non vedono più… Solo
da morto, credo, il mio volto sarà rilassato.
La morte stende e distende. Fin da piccolo, da bambino,
ho avuto un volto impaurito, un volto
tirato, teso, ansioso, inquieto, angosciato, triste, deluso,
amareggiato, sconfitto, rassegnato,
avvilito e si potrebbe andare avanti. A volte arrabbiato,
irato, altre contuso e tumefatto, altre sporco,
mai disteso. Ho eliminato gli specchi, non mi hanno
mai ridato un volto tranquillo come acqua
ferma, per questo evito gli specchi. Quando vedo il mio
volto, quella tragica maschera di dolori
e fallimenti e menzogne e sconfitte, penso a coloro che
hanno contribuito mettendocela tutta
a ridurlo così, io per primo. E ormai non cambia più,
si è irrigidito, imbalsamato, fermo e secco
in quei tratti angosciati che hanno piallato ogni dolcezza.
Verrà la morte a stirarlo, lo so, solo la morte
potrà spianarlo, e dirò finalmente. Ma non potrò vederlo,
per questo ho l’impossibile desiderio
di vedermi morto, per osservare il mio volto in pace,
finalmente. Ma non sarà così. ”