Riccardo:
Una fotografia triste ma reale di quello che è il nostro paese, con i suoi mille problemi e con la classe dirigente che pensa solo ai comodi propri. Un libro che tutti dovrebbero leggere prima di fare facili chiacchere da bar.
Giuseppe Manuele:
l'Italia in presa diretta un vero e proprio specchio di ciò che ci rimane nel nostro paese ormai allo sbando. Un libro scritto in maniera realistica. Iacona sicuramente un attento e competente reporter dei giorni nostri
Antonio:
Come si è mai potuti arrivare fino a questo punto? Il quadro dell'Italia che Iacona racconta, è devastante. Grazie a questo libro, che ho divorato, ho capito quanti sono i principi di libertà oramai annichiliti. Con il passare del tempo, questo Paese ha assistito, sotto tutti gli aspetti, al graduale depauperamento di quasi tutti i principi che governano e regolano la nostra democrazia. Un libro da leggere, per non permettere a niente e a nessuno di appropriarsi anche di quella poca libertà che ci resta, poiché, ed è risaputo, restare all'oscuro di certi episodi, delinea quasi, un perpetuare il ripristino di certi regimi del passato, rendendoci tutti complici e compartecipi del fallimento che sta dilangando in questo Paese. Interessa a tutti, nessuno escluso, difendere questi princìpi inviolabili; non farlo, vuol dire, ammettere la nostra inerzia al cambiamento, si parte sempre dal basso e per far si che questo fenomeno avvenga, dovremmo essere in molti a volerlo.
Aldo Funicelli:
Dovremmo essere grati a giornalisti come Riccardo Iacona (e i giornalisti di Report, e i giornalisti di Annozero ..) per il lavoro che svolge: raccontare del paese che spesso non appare sulla televisione. E dunque (poichè la maggioranza degli italiani si informa proprio grazie alla televisione) di quella parte del paese che non esiste. Come i profughi dalle guerre in Africa o in Afghanistan che, dopo un viaggio terribile , dopo le prigioni e le torture liche dell'amico Gheddafi, vengono respinti davanti alle nostre coste. E rispediti ad un paese che non rispetta la Convenzione sui rifugiati (del 1951).


















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