L'agenda rossa di Paolo Borsellino

DI COSA PARLA
Quarta di copertina
del libro "L'agenda rossa di Paolo Borsellino"
(di Giuseppe Lo Bianco,Sandra Rizza)

Nel quindicesimo anniversario della morte di Paolo Borsellino (1992-2007), il libro di Giuseppe Lobianco e Sandra Rizza, con l'introduzione di Marco Travaglio.

Con l'aiuto di ex colleghi magistrati, familiari, pentiti, amici, i due autori ricostruiscono gli ultimi 56 giorni del magistrato siciliano. E ci restituiscono le pagine dell'agenda scomparsa nell'attentato di via D'Amelio, in cui Borsellino annotava le riflessioni e i fatti più segreti che riguardavano soprattutto l'indagine sulla morte di Falcone.

Qualcuno, subito dopo l'attentato, si affrettò a requisirla. Questo libro spiega perchè.

"Gli ultimi 56 giorni nel raccono di familiari, colleghi, magistrati, investigatori e pentiti"

autore:
Giuseppe Lo Bianco,Sandra Rizza
prefazione di: Marco Travaglio
collana: Reverse
dettagli: 256 pagine
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L'agenda rossa di Paolo Borsellino

"Gli ultimi 56 giorni nel raccono di familiari, colleghi, magistrati, investigatori e pentiti"

autore:
Giuseppe Lo Bianco,Sandra Rizza
prefazione di: Marco Travaglio
collana: Reverse
dettagli: 256 pagine
prezzo: 12 €

PRETESTI PER LEGGERLO
del libro "L'agenda rossa di Paolo Borsellino"
(di Giuseppe Lo Bianco,Sandra Rizza)



"Forse, se ai misteri dell'agenda rossa... si fosse dedicato un decimo dello spazio riservato dalla televisione di regime al delitto di Cogne e ad altri diversivi, oggi sapremmo qualcosa in meno sul pigiama della signora Franzoni e qualcosa in più sulle origini della nostra Seconda Repubblica." Dalla Prefazione di Marco Travaglio
"L'agenda dei segreti sparita nel nulla, testimone di una stagione terribile... oggi la immaginiamo sepolta in un polveroso archivio di qualche stanzone in uso a chissà quale struttura di intelligence parallela. Percorrendo insieme a Borsellino il calendario di quei giorni di fuoco e scorrendo la cronaca di quella morte annunciata, vorremmo darvi l'illusione di riaverla finalmente tra le mani."
"Nonostante tutti sapessero che il prossimo sarebbe stato Paolo, nonostante lui stesso avesse confidato a un paio di persone che a Palermo era arrivato l'esplosivo per lui, qui, in via D'Amelio non era stata presa nessuna misura precauzionale." Agnese Piraino Leto, vedova Borsellino




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Cristina:
Un racconto puntuale, un diario meticoloso per scoprire che Borsellino era solo. Sapeva della trattativa, della collusione del potere politico e che doveva morire. I giudici di Caltanisetta non lo ascoltarono mai. Mancino, nuovo Ministro dell'Interno, non si ricorda di averlo incontrato il giorno del suo insediamento, facendo interrompere a Borsellino l'interrogatorio dirompente di Mutulo. Lettura consigliata per comprendere ancora una volta chi detiene da sempre il potere in Italia.

emanuele palescandolo:
Un libro da leggere assolutamente, anche se vorresti averlo mai letto. Ho pianto.

Stefano Facci:
Bellissimo documento per rispolverare al meglio la memoria di chi non vuol dimenticare uno dei momenti più bui e una delle ferite ancora sanguinanti della nostra storia. Letto alla sua pubblicazione, un paio d'anni fa, oggi è più che mai odierno grazie alle nuove rivelazioni di pentiti e del figlio di Ciancimino. Due autori che si dimostrano fra i massimi esperti del fenomeno malsano che riguarda il mai defunto intreccio politica-imprenditoria-malavita.

Denis:
Considero il giudice Giovanni Falcone e il giudice Paolo Borsellino 2 eroi di cui dobbiamo essere fieri come anche di Rocco Chinnici e di Rosario Livatino; questo libro è totalmente in accordo con le parole di Salvatore Borsellino PARLATENE.

pietro zanetti:
Solo una precisazione: il libro di Simone Falanca non è "alfa e omega" ma "alfa e beta", editore: Fratelli Frilli. Non per criticare chi ha fatto la segnalazione, che, anzi, ringrazio di cuore, ma per permettervi di rintracciarlo più velocemente. Pietro di Vicenza

Maria:
Un libro meraviglioso che consiglio, vivamente, a tutti di leggere. Trasmette il senso e la dignità civile, che aveva quest'uomo, dignità che ha avuto fino all'ultimo. Il libro insegna, oltre il valore civile, insegna il senso dell'amore, della famiglia degli ideali. é impressionante come sia descritta, di quest'uomo, la consapevolezza della sua fine e la necessità di portare a termine il suo lavoro. é impressionante come tutto questo sia trasmesso al lettore. Ho finito di leggere il libro da una settimana e non ho il desiderio, stranamente, di leggere qualche altro libro...ho bisogno di portarmi dentro e fare mio tutto quanto questo libro trasmette in maniera magistrale. E soprattutto, ho bisogno di riflettere su quanto questo libro, mi ha aperto gli occhi. La II Repubblica nasce, proprio, da queste stragi di sangue.

valter :
Che vergogna vivere in uno stato di vigliacchi storici: ci ridono dietro in tutta europa... e' stato ripreso un ufficiale dei carabinieri andare via con la borsa di Borsellino per poi essere misteriosamente ritrovata sulla macchina..

Silvia:
Un libro che ti entra dentro. Un libro che ti fa capire che sono davvero le persone vere, autentiche. Quelle che hanno il senso dell'onestà, del dovere, della dignità. E purtroppo, proprio per questi ideali sono condannati a morire. Vero che non vi sono nomi certi, in quest'opera. Ma è altrettanto vero che questi nomi sono fantasmi che aleggiano in ogni pagina: riflettiamo un po' leggiamo anche altri libri. Questi nomi probabilmente ci verranno in mente. Purtroppo, mancano le prove.

michele sindona da patti:
Partendo dal presupposto che dall'agenda rossa e grigia di Borsellino non salta fuori nemmeno un nome relativo alla strage di Capaci,il libro di lo bianco & rizza ha il merito di tracciare quella che gli anglosassoni chiamano timeline dei suoi ultimi giorni,partendo da quel tragico 23 maggio 1992. Il lettore attento potrà così rivivere i 56 giorni del giudice palermitano,seguirlo nelle varie procure siciliane,scoprire che in seno alla procura di Palermo i nemici erano tantissimi e che quest'ultimi erano consapevoli che il tritolo per Borsellino era pronto da tempo;emblematico il caso di Giammanco che affida a Borsellino le indagini su Capaci il 19 luglio 92 alle ore 7:00 A.M. dopo mesi di tira e molla e insulti. Fortunatamente la Procura di Caltanissetta i nomi dei mandanti occulti li ha fatti trapelare ampiamente:Marcello Dell'Utri,Silvio Berlusconi,Bruno Contrada. Se avete apprezzato il libro scovate "alfa e omega" di Simone Falanca... ...altro che Casta!!!

Aldo Funicelli :
Il libro porta avanti l'ipotesi per cui, se fosse rimasto vivo, Borsellino si sarebbe opposto alla trattativa tra stato e mafia, portata avanti (materialmente) da due ufficiali del Ros: il gen. Mario Mori e il cap. De Donno. Gli stessi che smobilitarono i controlli al covo di Riina dopo il suo arresto. I corleonesi interpretarono la volontà di trattare come un segnale che la loro idea di guerra allo stato era vincente. Forse anche questo ha concorso alla sua uccisione. Borsellino aveva capito tutto: “Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia. La mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”. Cosa aveva saputo? Forse quanto era profondo il terzo livello della mafia. I mandanti della strage di via D'Amelio che noi non conosciamo. Sul numeri di Maggio dell'Europeo c'è un intervista all'esperto di intercettazioni Gioacchino Genchi. Parla di Castel Utveggio, una montagna sopra Palermo, di una sede di in centor studi per manager. Il Ce.Ris.Di., dietro cui si celava, ai tempi della strage, una sede del Sisde. Lo stesso Sisde di Contrada e del generale Mori. Sede smobilitata pochi giorni dopo la strage. I telefoni del Ce.Ris.Di., cui si alternavano ex ufficiali dei carabinieri, si incrociavano nei giorni precedenti la strage, con il cellulare clonato del boss Giovanni Scaduto, boss di Bagheria, condannato per l'omicidio dell'esattore siciliano Ignazio Salvo. Sulla collina di Capaci, poche settimane prima, fu trovato un biglietto con il numero di cellulare di un funzionario del Sisde, vice di Contrada, che con gli uomini di Castel Utveggio aveva lavorato negli uffici dell'alto commissariato di Palermo. Strano, visto che proprio da lì, dalle alture di Monte Pellegrino, come le indagini avrebbero poi confermato, poteva essere azionato il telecomando della bomba che uccise Borsellino. Dalle stragi del periodo 92-93, è nata la Seconda Repubblica. Andare avanti con le indagini è, prima di tutto, un dovere politico.

Claudio :
Dove è finita l'agenda rossa sulla quale il giudice Borsellino annotava tutto quello che gli succedeva? In che mani è finita? Quali nomi di politici collusi con la mafia vi erano segnati? Un'altro mistero che va ad aggiungersi a quelli di Ustica, Bologna, piazza Fontana. I due autori Rizza e Lo Bianco ricostruiscono gli ultimi due mesi di Borsellino senza però dare una loro interpretazione dei fatti accaduti. Forse chi sa dovrebbe avere un po' più di coraggio.


un pretesto per leggerlo
Tratto da L'agenda rossa di Paolo Borsellino

Giuseppe Lo Bianco,Sandra Rizza

"Nonostante tutti sapessero che il prossimo sarebbe stato Paolo, nonostante lui stesso avesse confidato a un paio di persone che a Palermo era arrivato l'esplosivo per lui, qui, in via D'Amelio non era stata presa nessuna misura precauzionale." Agnese Piraino Leto, vedova Borsellino