Erri De Luca, Il Secolo XIX - 1 maggio 2012:
Ho un paio di cose in comune con Fabrizio De Andrè: una tenerezza per le puttane e una passione per la traduzione. La traduzione proviene da un'ammirazione, nel caso di De Andrè, verso poeti che hanno messo in musica i loro versi. L'ammirazione è un sentimento spoglio. Non si vuole mettere nei panni dell'altro, sa che non li potrà indossare quei panni. Ed è un sentimento fermo, non vuole andare al posto di quell'altro, sa che la distanza non è scavalcabile. Ammira e scalda da lontano.
Sergio Cusani, Il Secolo XIX - 1 maggio 2012:
Ma cos'è l'utopia se non una poesia proiettata nel futuro? E allora io penso che, quando incontrerò Fabrizio, carico dei miei pesi,delle mie responsabilità e dei miei sensi di colpa, gli dirò: "Ci hai veramente fatto volare, eri nel giusto".
Agenzia Parlamentare, 3 maggio 2012:
Questo libro parla di noi. Di chi fra noi ha allungato la mano ai versi come ai salvagenti o li ha letti ancora perché costretto dall’oggi a riconoscerne l’attualità, oppure li ha giocati per far nascere ponti. Di noi perché provoca il nostro sentire. Volammo davvero, dicevamo cinque anni fa. Dove? Ai bordi dell’infinito, rispondiamo cinque anni dopo. È ancora un dialogo ininterrotto, ha trovato il centro nell’ansia per una giustizia sociale perché l’urgenza di De André urge ancora.


















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