Una lunga trattativa


Giovanni Fasanella presenta il libro
DI COSA PARLA
Quarta di copertina
del libro "Una lunga trattativa"
(di Giovanni Fasanella)

“Ci potrebbero essere ancora tante cose gravi da scoprire. E la cosa peggiore, per un magistrato, è intuire e non poter dimostrare, perché la verità giudiziaria non coincide con quella storica.”
Pietro Grasso, febbraio 2013


Non basta la verità giudiziaria. Nel mare di accuse e veleni che continuano a inquinare i processi in corso sulla trattativa Stato-mafia, con particolare riferimento alle morti di Falcone e Borsellino, e che hanno addirittura coinvolto indirettamente il presidente della Repubblica, è necessario provare a spostare il nostro angolo visuale e fare un passo indietro. La storia ci viene in aiuto per capire che cosa sta succedendo. La partita è troppo grossa perché possa rimanere nelle aule di un tribunale. In gioco è la Repubblica italiana, il nostro Stato. Entrambi nati con l’appoggio fondamentale della mafia. L’autore spiega come e perché.
Dalla vittoriosa cavalcata di Garibaldi aiutato dai picciotti siciliani durante la spedizione del 1860 agli omicidi impuniti d’inizio secolo che contaminano il tessuto economico-finanziario, all’alleanza col fascismo che si limitò a contrastare la manovalanza armata. Poi il patto di sangue con gli angloamericani nel 1943 per indirizzare la pace, seguito dagli omicidi e dalle stragi del dopoguerra perché la sinistra non avesse il sopravvento al Sud, fino alle tragiche vicende oggetto degli attuali processi.
Difficile ammetterlo, però è così: la mafia è stata una risorsa decisiva per lo Stato italiano sin dai suoi albori unitari offrendo appoggio anche militare a chi vigilava sul controllo “democratico” del paese e talora a chi sosteneva veri e propri disegni eversivi.
La magistratura non ce la può fare da sola a spaccare questa crosta spessa di bugie, inganni e depistaggi pilotati. In nome della pace e di una ragione che di Stato ha ben poco. Una pace insanguinata. Per la difesa di interessi internazionali, per il controllo del Mediterraneo. Una partita a scacchi che ci vede di volta in volta spettatori fragili e passivi, collaboratori interessati o eroi coraggiosi, fino alla morte.


Giovanni Fasanella è giornalista, documentarista e sceneggiatore. È autore di molti libri d’inchiesta sulla storia segreta italiana. Fra i più recenti: INTRIGO INTERNAZIONALE (con Rosario Priore, Chiarelettere 2010), 1861. LA STORIA DEL RISORGIMENTO CHE NON C’È SUI LIBRI DI STORIA (con Antonella Grippo, Sperling & Kupfer 2010), IL GOLPE INGLESE (con Mario J. Cereghino, Chiarelettere 2011), AD ALTO RISCHIO (con Mario Mori, Mondadori 2011), INTRIGHI D’ITALIA (con Antonella Grippo, Sperling & Kupfer 2012).

"Stato-mafia. Dall'Italia unita alla Seconda Repubblica. La verità che la magistratura non può accertare"

autore:
Giovanni Fasanella
collana: Principio attivo
dettagli: 240 pagine
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Una lunga trattativa

"Stato-mafia. Dall'Italia unita alla Seconda Repubblica. La verità che la magistratura non può accertare"

autore:
Giovanni Fasanella
collana: Principio attivo
dettagli: 240 pagine
prezzo: 13.00 €

PRETESTI PER LEGGERLO
del libro "Una lunga trattativa"
(di Giovanni Fasanella)



“Io sono per il mantenimento anche della mafia e della ’ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando.”
Gianfranco Miglio, ideologo della Lega Nord, 1999.
“La convivenza pacifica con una mafia discreta, affaristica, separata dal suo braccio malavitoso, non dev’essere sembrato un prezzo troppo esoso. Tanto più se l’alternativa era veder saltare in aria un paese. Ma quanto può reggere uno Stato sotto il ricatto delle bombe?”
“Lo Stato convive con la mafia sin dai suoi albori unitari. È qui la verità, in questo rapporto perverso, patologico. Ecco perché è così complicato, se non impossibile, scriverla nelle sentenze giudiziarie.”
“Negli anni Settanta, quando è iniziata la politica di avvicinamento tra Dc e Pci, la P2 è finita sotto l’ombrello americano, è diventata una specie di Lega dei ‘super atlantici’. Questa era la P2. Davvero si crede che il capo di stato maggiore della Difesa, il comandante dell’Arma dei carabinieri, i capi dei due servizi segreti, il segretario generale del Cesis e altre persone di questo livello prendessero ordini da Gelli? Ma siamo diventati matti?”
Francesco Cossiga in una conversazione con l’autore, 1999.
“Data la situazione in Italia, a Roma ci serve proprio uno come lei, un diplomatico di carriera, un professionista con il suo curriculum.”
Il segretario di Stato Warren Christopher al futuro ambasciatore americano in Italia Reginald Bartholomew, maggio-giugno 1993. Il difficile compito di Bartholomew era quello di evitare che l’Italia si spezzasse in due sotto il peso delle bombe e delle trame golpiste.
“Fatto venire in casa mia il più rinomato dei camorristi, gli dissi che era mia intenzione chiamare i migliori di essi a far parte della novella forza di polizia.”
Liborio Romano, prefetto di polizia e ministro dell’Interno borbonico (poi ministro dell’Interno e deputato del Regno d’Italia), spiega come sedò i disordini a Napoli prima dell’arrivo di Garibaldi.
“La mafia si candidò come forza occidentale contro i comunisti.”
Relazione conclusiva del senatore Luigi Carraro, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia, 4 febbraio 1976.
“Fra i documenti dell’inchiesta sulla strage di via dei Georgofili ho appunti in cui i miei successori proponevano al ministro Conso una serie di revoche del 41bis. Uno di questi è del 29 luglio 1993. Nei due giorni precedenti c’erano stati gli attentati di Roma e Milano.”
Nicolò Amato, ex direttore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, rimosso il 4 giugno 1993, due giorni dopo la scoperta dell’autobomba vicino a Palazzo Chigi.
“Fu un depistaggio. Andreotti parlò per allontanare i giudici da un’altra pista, quella su un’altra struttura segreta, probabilmente i Nuclei di difesa dello Stato.”
Francesco Gironda, capo di Gladio in Lombardia, a proposito della scelta di Andreotti di svelare l’esistenza di Gladio nell’ottobre del 1990.




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Paolo Cragnolini:
Libro necessario per capire che la politica italiana attuale ha radici che risalgono al 1943. Particolarmente interessanti le vicende Underworld e Husky, in accordo con "Quando la mafia trovò l'America" dello storico Salvatore Lupo, e la relativa descrizione del contesto in cui venne scritto lo Statuto dell'autonomia Siciliana. Inoltre viene inquadrata e sostanzialmente chiarita la stagione delle bombe del '92-'93. L'augurio è che i PM di Palermo lo leggano.

Antonello:
libro illuminante sui rapporti Stato-mafia nati prima dell'unità d'Italia, mai cessati e giunti fino ad oggi. Da leggere.

girolamo groppuso:
Un libro che ha il grande pregio di contestualizzare i fatti, seguire temporalmente gli eventi con documenti e testimonianze. Sono narrati con chiarezza avvenimenti di enerme portata che la gente non conosce. Questo è un testo che dovrebbe essere adottato nelle scuole.

Antonio:
E' dura non provare disgusto leggendo il nuovo libro di Giovanni Fasanella. Forse perchè è difficile da accettare la verità, forse perchè non si vuole credere ad una ignominia simile. Occorre avere coraggio e prendere coscenza di tutto questo. Da leggere.

Achille:
Un libro che squarcia tutte le ombre dell'Italia Repubblicana. Da leggere.

Stefano:
Un pugno nello stomaco. Fa male leggere come la mafia abbia condizionato e condiziona la storia e i fatti del nostro Belpaese. Ma certo non si può fare gli struzzi, non vedere. E' tutto sotto i nostri occhi. Da leggere e tramandare ai posteri.


un pretesto per leggerlo
Tratto da Una lunga trattativa

Giovanni Fasanella

“Fu un depistaggio. Andreotti parlò per allontanare i giudici da un’altra pista, quella su un’altra struttura segreta, probabilmente i Nuclei di difesa dello Stato.”
Francesco Gironda, capo di Gladio in Lombardia, a proposito della scelta di Andreotti di svelare l’esistenza di Gladio nell’ottobre del 1990."