DI COSA PARLA
Quarta di copertina del libro "Il patto" (di Nicola Biondo,Sigfrido Ranucci)
"Molti attentati addebitati a Cosa Nostra non sono stati commessi da noi ma dallo Stato. Voi lo sapete benissimo."
Luigi Ilardo, l'infiltrato. Le sue rivelazioni sono alla base del processo in corso a Palermo a carico dell'ex capo del Sisde e del Ros, generale Mario Mori, per la mancata cattura di Provenzano nel 1995.
Sembra un film ma è una storia vera, e inedita, di cui pochissimo si è scritto e parlato. Un infiltrato dentro Cosa nostra negli anni delle stragi e all'inizio della Seconda repubblica. Un uomo d'onore al servizio dello Stato. Oggi le rivelazioni di Ilardo - raccolte dal colonnello Michele Riccio - sono alla base di un processo in corso a Palermo che vede come principale imputato il generale Mario Mori.
Ilardo parla di patti e di arresti di capimafia ("In Sicilia i capi o muoiono o si vendono"). Fa i nomi. Cita Marcello Dell'Utri: "un esponente insospettabile di alto livello appartenente all'entourage di Berlusconi".
Sembra una storia sudamericana, ma accade in Italia. Meno di venti anni fa. E oggi, dopo le rivelazioni del figlio di Vito Ciancimino, molti all'improvviso parlano.
Ilardo nel 1994 nessuno lo ascolta - a parte il colonnello Riccio, che registra tutto. Ed è incredibile perché proprio l'infiltrato porterà gli uomini del Ros nel casolare di Provenzano. Perché il boss non fu arrestato?
Dice Mori ai magistrati di Palermo: "Non ricordo... tenga presente che io ero responsabile di una struttura quindi avevo una serie di problematiche...". E il suo vice Mario Obinu: "Abbiamo localizzato il casale... (va considerata) la difficoltà tecnica di entrare, in quanto era costantemente occupato da pastori, mucche e pecore". Risultato? Provenzano continuerà a trattare con i nuovi referenti politici della Seconda repubblica. E Ilardo sarà ammazzato dalla mafia nel 1996, pochi giorni prima di diventare ufficialmente pentito.
Oggi si parla di misteri e ombre dietro le trattative tra Stato e mafia. Ma non ci sono né misteri né ombre. Basta mettere in fila i fatti, come fanno gli autori in questo libro. Basta ascoltare Ilardo (ci sono i nastri con la sua voce).
È difficile da credere ma è tutto clamorosamente chiaro.
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"Da Ciancimino a Dell'Utri. La trattativa Stato e mafia nel racconto inedito di un infiltrato."
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Il patto
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"Da Ciancimino a Dell'Utri. La trattativa Stato e mafia nel racconto inedito di un infiltrato."
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autore:
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Nicola Biondo,Sigfrido Ranucci
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collana:
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Principio attivo
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dettagli:
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368 pagine
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prezzo:
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16 €
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PRETESTI PER LEGGERLO
del libro "Il patto" (di Nicola Biondo,Sigfrido Ranucci)
" Per caso l'uomo dell'entourage di Berlusconi di cui mi parlavi è Dell'Utri?" " Colonnello, ma se lei le cose le capisce, che me le chiede a fare?" Colloquio tra Michele Riccio e Luigi Ilardo, estate 1995
" Quanti sono gli italiani mafiosi? Noi non vogliamo che un centinaio di persone diano un'immagine negativa dell'Italia nel mondo." Silvio Berlusconi, 14 ottobre 1994
" Ha ragione il presidente Berlusconi. Queste cose sono invenzioni che discreditano l'Italia e la nostra bella Sicilia." Totò Riina, dall'aula di Giustizia di Reggio Calabria, 20 ottobre 1994
"Forse riesco a risolvere le mie cose, si è aperta una strada importante. Sono stato incaricato da persone altolocate di trattare con alcuni personaggi dell'altra sponda per evitare che questa sia una mattanza." Vito Ciancimino al figlio Giovanni, avvocato, in una conversazione privata rivelata da Giovanni Ciancimino ai magistrati di Palermo nel settembre 2009 e datata dallo stesso Giovanni Ciancimino in un periodo successivo alla strage di Capaci ma precedente a via D'Amelio
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