gwcached,12 Il patto
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29 gennaio 2010
Il patto
Da Ciancimino a Dell'Utri. La trattativa Stato e mafia nel racconto inedito di un infiltrato.
...a pagina 202
– Per caso l’uomo dell’entourage di Berlusconi di cui mi parlavi è Dell’Utri?
– Colonnello, ma se lei le cose le capisce, che me le chiede a fare?
Colloquio tra Michele Riccio e Luigi Ilardo, estate 1995.

...a pagina 37
– Quanti sono gli italiani mafiosi? Noi non vogliamo che un centinaio di persone diano un’immagine negativa dell’Italia nel mondo.
Silvio Berlusconi, 14 ottobre 1994.

– Ha ragione il presidente Berlusconi. Queste cose sono invenzioni che discreditano l’Italia e la nostra bella Sicilia.
Totò Riina, dall’aula di Giustizia di Reggio Calabria, 20 ottobre 1994.

...a pagina 113
“Forse riesco a risolvere le mie cose, si è aperta una strada importante. Sono stato incaricato da persone altolocate di trattare con alcuni personaggi dell’altra sponda per evitare che questa sia una mattanza.”
Vito Ciancimino al figlio Giovanni, avvocato, in una conversazione privata rivelata da Giovanni Ciancimino ai magistrati di Palermo nel settembre 2009 e datata dallo stesso Giovanni Ciancimino in un periodo successivo alla strage di Capaci ma precedente a via D’Amelio.

...pagine 282-284
20 luglio 1992. Sono passate poco più di dodici ore dall’eccidio. Due agenti della Criminalpol venuti da fuori sono in via D’Amelio. La prima cosa che cercano di capire è dove si siano appostati gli attentatori con il telecomando che ha fatto esplodere l’autobomba. I due escludono subito i palazzi che si affacciano su quel tratto della strada: sono sventrati, se si fossero posizionati lì, i killer si sarebbero esposti a un rischio troppo alto.
Lo sguardo si posa poco più in là, oltre un muro che separa la via da un grande giardino. Gli agenti mettono a fuoco un palazzo di dodici piani appena edificato. Percorrono poco più di cinquanta metri, entrano nello stabile e salgono le scale. Si imbattono nei due costruttori del palazzo, i fratelli Graziano. Si fanno portare nel loro ufficio e abbozzano
una sorta di interrogatorio.
“Avete visto qualcosa?”

Poi chiedono loro i documenti per un controllo via radio: vogliono sapere se hanno precedenti. Nell’attesa, uno dei poliziotti sale fino alla terrazza, rendendosi subito conto
che da lì la visuale su via D’Amelio è perfetta. Per terra, nota un mucchio di cicche.
Dalla centrale intanto comunicano che i costruttori sono schedati come mafiosi. Sono due dei sei fratelli Graziano, una progenie
di imprenditori edili legati ai Madonia e ai Galatolo... Ce n’è abbastanza per portarli in centrale e proseguire gli accertamenti, ma sopraggiunge all’improvviso una squadra di poliziotti.
“Colleghi, è tutto a posto. Ce ne occupiamo noi, adesso”, dicono ai due agenti della
Criminalpol. Che se ne vanno perplessi, fanno ritorno in centrale e stilano comunque un rapporto dettagliato. L’indomani ricevono un ordine di servizio: devono rientrare
al comando di origine. Il loro lavoro a Palermo è concluso.

I Graziano non vengono interrogati né posti sotto controllo. Dei fratelli costruttori qualche
mese dopo la strage parlano pentiti del calibro di Gaspare Mutolo e Francesco Marino Mannoia...
La testimonianza degli agenti della Criminalpol è finita oggi nella nuova inchiesta della Procura di Caltanissetta sulla morte di
Borsellino e della sua scorta. Per tutti questi anni i due poliziotti hanno creduto che qualcuno avesse vagliato il loro rapporto, che quella pista fosse stata battuta. Invece il rapporto è sparito dalla questura di Palermo.
Le indagini hanno però appurato che nel
palazzo, poche ore dopo che gli agenti della Criminalpol si erano allontanati, era arrivato un gruppo di carabinieri. Nella loro relazione risulta tutto a posto, tutto normale. E il palazzo della mafia su via D’Amelio sparisce.
Come l’agenda rossa di Paolo Borsellino.

vai a tutti i pretesti



8 luglio 2010

Di testa nostra

...a pagina 17-18
"Demonizzando Berlusconi si fa il suo gioco? Credo al contrario che sia il tacere a fare il suo gioco."

...a pagina 6
"È un Italia che si è magnificamente adattata a vivere a sua insaputa. Si beve perfino la favoletta che vogliono mettere il bavaglio alle intercettazioni telefoniche per la difesa della sua vita privata."

11 giugno 2010

La colata

...a pagina 26
"Il cemento, più di ogni altro affare, mette insieme tutto e tutti. Ed espelle i pochi corpi stranei."

...a pagina 224
“Uno dei fini dell’istituto è di produrre il maggior reddito possibile …Ecco perché l’istituto ha avviato in questi anni alcune operazioni immobiliari.”
Pietro Tartarotti, soprannominato “don cento milioni”, il sacerdote che presiede l’Istituto di sostentamento del clero di Savona

10 giugno 2010

L'agenda nera

...a pagina 269
"Bisogna che cerchino i veri mandanti delle stragi. La mafia ha fornito solo la manovalanza."
Giovanna Maggiani Chelli, vicepresidente dell'Associazione delle vittime della strage di via dei Georgofili, Firenze.

...a pagina 352
"Sono stato io a rubare la Fiat 126 usata come autobomba per la strage di via D'Amelio."
Gaspare Spatuzza, 15 ottobre 2008.

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