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11 dicembre 2009 | Sigismondo Nastri | PositanoNews.it
Antonella Mascali riceve un attestato al merito nell'ambito del Premio nazionale per l'impegno civile Marcello Torre
Giovedì 10 e venerdì 11 dicembre, a Pagani, si svolgerà la XXIX edizione del Premio nazionale per l’impegno civile “Marcello Torre”. Giovedì 10, alle ore 18, al Circolo Unione, vi sarà la proiezione del film Fortapasc di Marco Risi, seguita da un dibattito. Venerdì 11, presso il liceo scientifico “B. Mangino”, è in programma la cerimonia di conferimento dei premi, che quest’anno saranno assegnati a Franco Roberti, procuratore capo del Tribunale di Salerno, Raffaele Sardo, giornalista e scrittore, Marco Risi, regista. Riceveranno attestati di merito: i Vigili del fuoco, distaccamento di Nocera Inferiore; Antonella Mascali, giornalista e scrittrice; Domenico Corrado e Nicola Napoli, attori e registi, Pasquale Coppola per l’Associazione Trame Africane. Saranno anche premiati, a cura del Circolo Universitario Paganese, i vincitori del concorso scolastico, che affianca la manifestazione. Alle ore 18 seguirà la celebrazione di una messa in suffragio di Marcello nella basilica di sant’Alfonso.
Sono trascorsi ventinove anni da quell’11 dicembre del 1980, quando Marcello Torre fu barbaramente trucidato, davanti casa, mentre andava, com’era abituato, a compiere il proprio dovere. Come amministratore o come avvocato di grande spessore, rispettato e benvoluto da tutti. Meno che da coloro che avrebbero voluto piegarlo ai loro sporchi interessi. Ma non era tipo da farsi condizionare o corrompere, pur consapevole del pericolo incombente. “Temo per la mia vita” lasciò scritto in una lettera. Nato a Pagani il 9 giugno 1932, aveva solo 48 anni.

Gli ero amico, lo stimavo, gli volevo bene. Lo incontravo per lo più ad Amalfi, dove trascorreva ogni anno la vacanza estiva, prima con i genitori, poi con la moglie e i due figliuoli. C’era uno stretto rapporto d’amicizia tra il padre, il dottor Giuseppe Torre, e l’avvocato Francesco Amodio, sindaco di Amalfi (poi deputato per la Dc dal 1958), col quale allora collaboravo. Erano frequenti le visite della famiglia Torre a casa Amodio. Tra Francesco Amodio e il giovane Marcello si discuteva di politica. Condividevano gli stessi ideali, solo che il primo aveva deciso di tenersi fuori dalle correnti (cosa che lo penalizzò tantissimo), mentre Marcello era direttamente impegnato nella dialettica interna del partito.
Piansi quando mi arrivò la notizia dell’assassinio. Di Marcello ricordo la formazione cattolica e la fede professata e vissuta, la bontà d'animo, la cultura profonda, e poi l'impegno nella Dc - da militante e da dirigente del Movimento giovanile - e nelle istituzioni, come consigliere e vice presidente della Provincia. E ricordo l’ amarezza per quella… mascalzonata che gli impedì di essere candidato al Parlamento. Sarebbe stato sicuramente eletto. Divenne - per dovere civico più che per ambizione, per quanto legittima: insomma, vi fu… trascinato - sindaco di Pagani in un momento estremamente difficile. E in un contesto dominato dagli interessi di organizzazioni malavitose con le quali lui non sarebbe mai sceso a compromessi.
L’iniziativa del Premio, fortemente voluta dalla moglie, signora Lucia, e dalla figlia Annamaria, mira soprattutto a stimolare “una riflessione profonda sul valore dell’impegno civile, sulla testimonianza di tante donne e di tanti uomini che hanno lottato, lottano e coraggiosamente vorranno ancora lottare sognando una città ‘libera e civile’. Questo era il sogno di Marcello. Un sogno che egli volle affidare a poche righe di una lettera che ancora oggi costituisce per noi il suo testamento umano e spirituale”. Le vittime di camorra – avvertono gli organizzatori – “rappresentano l’altro Mezzogiorno; un Mezzogiorno civile che si contrappone a quello dell’inciviltà criminale, ancora dominato da un potere che crede di poter disporre della vita di tutti. Noi vogliamo essere i testimoni di un Mezzogiorno ‘normale’, fatto di persone ‘normali’ che vivono una vita ‘normale’. Un Mezzogiorno libero, pulito, onesto. È un messaggio il nostro, che vogliamo indirizzare soprattutto ai giovani”.


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"I membri numerari e soprannumerari devono mantenere un prudente silenzio in merito al nome degli altri membri; non devono rivelare ad alcuno la loro appartenenza all’Opus Dei senza l’espresso permesso del direttore locale."
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