
3 dicembre 2009 | Aldo Benassi |
Eventi Culturali
Recensione del libro "La morsa"
L’economia è al centro del mondo e della nostra vita. Ognuno di noi, dal pensionato al manager da stipendio stratosferico e Mercedes in leasing con dieci anni di rate da pagare si misura con le sue spese, dalle più necessarie alle più superflue. Da un anno circa, i mass media ci hanno annunciato che il sistema economico occidentale, chiaramente capitalista, è in crisi. “C’è la crisi”, “crescerà la disoccupazione”, “ci riprenderemo presto”, frasi che quotidianamente ci vengono proposte dai telegiornali. Esperti su esperti, dibattono sugli effetti che provocherà questa nuova recessione, che sono sotto gli occhi di tutti. Migliaia, se non milioni di persone, in tutto il mondo stanno perdendo il posto di lavoro. Le fabbriche chiudono, le aziende tagliano e i governi non riescono ancora a trovare delle soluzioni adeguate per uscire da questo tunnell di cui non si vede la fine. La soglia di povertà si è alzata e molte famiglie non arrivano alla fine del mese. Da studente di storia, non mastico molto il linguaggio specifico di questa materia, ma analizzando temi come la crisi economica del 1929 che colpì gli Stati Uniti e che ebbe ripercussioni in tutta Europa, so che eventi di questa portata hanno delle conseguenze anche in ambito politico. Quindi dobbiamo porci la stessa domanda che ci ha aiutato a capire questi fenomeni che hanno cambiato la storia e la vita dell’uomo contemporaneo.
Una grandissima mano ce la dà il saggio dell’economista Loretta Napoleoni, intitolato “La morsa” (Chiarelettere, pp 186, € 13,60). L’autrice espone una tesi piuttosto critica sull’attuale crisi del credito e sul capitalismo finanziario del nostro secolo con delle argomentazioni molto interessanti. Tutti quanti noi siamo stati testimoni dei tragici avvenimenti dell’11 settembre 2001. Da quel momento, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha dato inizio all’infausta war on terror contro Osama Bin Laden e la sua organizzazione terroristica Al Qaeda, responsabile degli attentati prima colpendo l’Afghanistan e poi l’Iraq, il regime dei Talebani e Saddam Hussein. Quindi, il crollo delle torri gemelle dipinto come il colpo più duro che ha messo in crisi l’economia e la sicurezza americana e di conseguenza quelle di tutto l’Occidente. Ma le cose non sono cosi semplici e nel corso di questi 8 anni sono venute a galla delle informazioni che hanno messo in discussione questo schema molto semplice sia dei fatti avvenuti, sia dello schema dello scontro tra Occidente e Oriente, una vera e propria guerra di civiltà. In realtà, Oriente e Occidente si scontrano nel modo diverso di gestire gli affari. A Dubai, centro dell’ascesa della finanza islamica, il Corano fissa il punto di equilibrio etico, tanto che la Banca islamica condivide il rischio con il cliente che gli affida i propri soldi, il perfetto contrario rispetto ad una banca occidentale, dove negli ultimi anni dopo l’introduzione della deregulation Reaganiana e il mantenimento del tasso di interesse basso del dollaro dopo l’11 settembre, ha fatto si che le banche si spingessero negli investimenti fino ad addebitarsi al limite del fallimento, prosciugando i soldi affidatigli dai risparmiatori, o attraverso le truffe dei mutui subprime.Le banche islamiche hanno inoltre sfruttato un momento storico favorevole:”Con il crollo dell’Unione Sovietica per le banche islamiche si apre una serie di inaspettate opportunità di crescita. La penetrazione commerciale va di pari passo con l’indottrinamento religioso, sbocciano i gruppi armati islamici.” Tutto questo mentre Washington sonnecchiava e continuava ad avere il suo ruolo predominante come capitale politica ed economica dell’Occidente.
A proposito dei banchieri da strapazzo, è dedicato un capitolo del libro, intitolato “I fuorilegge della globalizzazione”, tra cui Madoff, ex presidente del Nasdaq e presidente di una casa di brokeraggio a New York, colpevole di una frode di 50 miliardi di dollari. Questo scandalo finanziario svela una grossa contraddizione del capitalismo finanziaro:”un sistema che truffa o sfrutta se stesso e dove la crescita economica è illusoria, perché legata a bolle finanziarie costruite sull’ingenuità di chi le gonfia. Più che capitalisti, secondo Napoleoni questo è un misto di prestigiatori politici, giocatori di Monopoli e truffatori. Il capitalismo del Novecento sfruttava, ma non rubava e né truffava. “Oggi gli arricchiti della globalizzazione o sono ladri o sono sempliciotti.” Il resto del libro è storia di oggi e di ieri (interessante il parallelo con le crociate dell’XI secolo, dove anche li la religione fu sopratutto un paravento, come sta accadendo ora), con il salvataggio delle banche da parte dei governi che:”ci rende azionisti:è nostro diritto vigilare sulla gestione delle società salvate. Facciamo pressione sulla classe politica affinchè persegua i nostri interessi, non quelli di un gruppo ristretto di persone.
Loretta Napoleoni è nata a Roma e vive a Londra da molti anni. E’ tra i massimi esperti di terrorismo ed economia internazionale. Collabora con la Cnn e la Bbc, scrive per Le Monde, El Pais, The Guardian, Internazionale e L’Unità.
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