
29 novembre 2009 | Silvano De Prospo |
RMFonline.it
Contro la mafia c'è bisogno di una lotta civile
Intervista ad Antonella Mascali.
Parenti di vittime innocenti della criminalità organizzata raccontano il sacrificio di chi è stato ucciso dalla mafia. Storie di persone normali, non di eroi, nel libro Lotta Civile di Antonella Màscali, edito per Chiarelettere. Come, per esempio, Renata Fonte, giovane assessore alla cultura di Nardò, uccisa a soli trentatre anni, per essersi schierata contro la speculazione di un parco. Storia sconosciuta alla maggioranza degli italiani ma che è giusto venga resa nota attraverso la testimonianza dei suoi figli.
Trasformare questi esempi in esortazione per una battaglia civile, affinché la legalità faccia parte di questo paese. Ma ognuno deve fare la propria parte a seconda del ruolo che ricopre. La loro memoria ci esorta a venir fuori da indifferenza ed egoismo. La crisi di valore ed etica che l'Italia sta attraversando è sotto gli occhi di tutti.
Si possono chiamare eroi quelli che sono morti lottando contro la mafia?
Tutti i familiari non vogliono che si chiamino eroi perché altrimenti ci creiamo un alibi per non fare niente noi. Queste persone sono state uccise perché hanno fatto il loro dovere.
Esiste in queste persone un'esigenza di arrivare alla verità fino in fondo.
Queste persone fanno parte della storia d'Italia ma nelle scuole non si insegna la storia contemporanea. La memoria, la conoscenza, la storia ci aiuta a non ripetere gli stessi errori.
Come e cosa si può fare per insegnare la legalità?
Si deve cominciare sin da piccoli, dal rispetto delle regole, cosa che in Italia non è così diffusa. Se vai in moto devi usare il casco, se vai in macchina devi usare la cintura di sicurezza. Se si comincia ad instillare nei ragazzi l'idea di dovere rispettare determinate regole, poi è più facile arrivare al rispetto delle regole più importanti.
Finora è mancata una volontà costante, determinata, da parte della classe politica che si è succeduta e di fette dei rappresentanti istituzionali, di vincerla davvero questa battaglia perché se fosse stato così si sarebbe vinta questa battaglia, così com'è stato per il terrorismo politico. Perché ancora oggi si muore per la voglia di legalità?
Perché c'è una collusione di settori del mondo politico, economico e finanziario. Dico settori perché non mi piace generalizzare. Però è innegabile che la forza della criminalità e delle infiltrazioni che ha nel mondo economico, politico e nella nostra società è dovuta proprio alle connivenze dei colletti bianchi.
Cosa ci vuole per sconfiggere la criminalità organizzata?
Ci dovrebbe essere uno scatto di indignazione più generalizzato per come vanno le cose nel nostro Paese. Trovo, andando in giro per presentare i miei libri, delle realtà estremamente positive nel nostro Paese che, però, non hanno voce attraverso i mezzi di comunicazione, soprattutto in televisione. Poi bisogna cercare, a partire dalla propria vita, di comportarsi con la schiena dritta
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