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20 novembre 2009 | Nuccio Mula | LaValledeiTempli.net
Recensione di "Papi. Uno scandalo politico"
Un allucinante e documentatissimo dossier a firma di Gomez, Lillo e Travaglio edito come instant book da Chiarelettere su “vizi privati e pubbliche virtù” di un “leader” italiano mai così discusso e discutibile che tutto il mondo (non) ci invidia.

Ascesa (sessuale) e declino (politico) di un “Ego(h)ar(d)ca” ridottosi al di sotto di ogni ricattabilità.

Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni.
Veronica Lario

La distinzione fra pubblico e privato è manichea: un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico.
Augusto Minzolini oggi direttore del Tg1, e con diversa gabbana (29 ottobre 1994)

Vi sono dei fatti che, spalmati ed amalgamati nella quotidianità del reiterarsi e del riferire, subiscono (ancorché, a volte, fuori dell’ordinario anche per la loro oggettiva gravità, come questo di cui riferiremo fra poco) una sorta di ambigua e tentacolare “dilatazione mediatica” che impedisce oggettivamente al fruitore, subissato dalla furibonda concomitanza di altri flussi informativi, di “fare il punto” su di essi, cioè di soffermarvisi con ragionata concentrazione e di maturare quel reagente di “feedback” ben più elevato rispetto agli stimoli critici – anche d’immediato e specifico rilievo – frazionati dalla spalmabilità di cui sopra.

In altre parole, anche di fronte a fattualità e circostanze abilitate “naturaliter” a far scaturire istantanee repliche nel segno della più motivata indignazione, esiste il rischio concreto (ed, ahimé, comprovato) che l’inesauribile frammentazione temporale dei resoconti mediatici porti e costringa i destinatari degli stessi a differenziare / smembrare il loro potenziale di ribellione, stabilizzandolo su livelli “standard” (o addirittura artatamente attenuandolo) proprio per quell’oggettivo “potenziale di distrazione” previsto e fornito dall’ “offerta comunicativa”anche per contrappeso strategico di depistaggio rispetto ad ogni possibile detonazione.

Un’operazione, questa, di equilibratura del controllo informativo (e, quindi, anche “strictu sensu” politico) di cui le diverse “prove tecniche di regime” istituzionalmente promosse e collaudate di questi tempi hanno fornito altrettanti esempi e resoconti, anche con l’opportuna collaborazione di quella (consistente, purtroppo) fascia di giornalismo “in brachini di tela a caccia di calzini azzurri”, ovverosia sofferente (la definizione è di Andrea Camilleri ed è tratta dal volume “Un inverno italiano” che andrò prossimamente a recensire) d’incurabile “inchinite” (“che sarebbe l’infiammazione della schiena dovuta alla postura da mandarino dinanzi l’Imperatore”), oppure, a mia ben più modesta interpretazione, di “lewinskite” da genuflessione sotto i tavoli del potere, magari accompagnata da una patologia “di completamento”, come la “novantagradite”ad ingresso libero, garantito, protetto, discreto, elegante e “very soft”(altro che gli orrendi “trans” di Marrazzo!).

Per fortuna, però, dinanzi a tali vomitevoli manovre c’è sempre almeno un antidoto, e tutt’altro che preparato più o meno clandestinamente per l’occasione, dal momento che esiste da secoli ed anche oggi non ha rivali: il libro, cioè il vero strumento sovrano di “ricostruzione in luogo dei fatti” (anche in quest’era dell’immagine e delle “parole al web”, supporti, però, prima o poi “a scadenza” e che, proprio per tale loro “handicap” di deperibilità non ne hanno giammai minimamente scalfito il ruolo, l’impatto e l’immarcescibile efficacia).

A scartare migliaia di citazioni in tema per sceglierne solo una di Vauro, giornalista e disegnatore fra i più fustiganti (e fustigati…)di questa lercia Italia in “overdose” di amnesie e lobotomie, “i libri possono servire a stimolare la memoria, in un paese che di memoria ne ha pochissima”; e per entrare senza ulteriori preamboli “in medias res”, eccovi un esempio che, credo, descriverà efficacemente quanto premesso fino a questa riga.

Ok. Ammettiamo che, tanto per dire, nella nostra famiglia vi sia un congiunto che, a dirla eufemisticamente, definiremmo eccentrico, ricco da fare schifo, spiritoso a sproposito (tanto lui sa che familiari e dipendenti, per ragioni di salario o “pro bono pacis” gli debbono dire sempre di sì come allo sconnesso della nota commedia di Eduardo o a qualche altro referente in tema), spregiudicato e furbacchione negli affari nonché, da qualche tempo, interessato a collezionare pubbliche poltrone oltre che proprietà, bonifici e contanti, così, senza superiori ideali, tanto per mettere assieme anche lui il vecchio ed inossidabile duetto “grana & potere”.

Ebbene, pur essendo abituati / rassegnati da tempo (purtroppo) a sopportarlo e non decidendoci mai (replica del purtroppo) a mandarlo a fare pure il Papa (come magari vorrebbe, suprema poltrona di fine carriera) invece di mandarlo a fare solo lì (come magari meriterebbe, suprema aspirazione di tutti i famigli, anche di quelli ruffiani in carriera e / o giuda in embrione che gli lisciano calzoni & dintorni), quando, un giorno, ci viene soffiata la notizia che lui mette tantissime corna alla moglie, che è pure seconda moglie, quasi quasi ci limitiamo a dire “ci avremmo giurato”, o magari “ma come, non lo sapevate?”; e quando, l’indomani, veniamo a sapere che corteggia pure le ragazzine, un po’ci secca, ma non troppo; e quando, l’indomani ancora, qualcuno ci informa che fa pure incetta di veline in fregola senza freni e di navigate bagasce, magari ci irritiamo un po’ di più, e ci telefoniamo tra parenti per “cornutiarlo” in via riservata (poiché i panni sporchi si lavano in casa) e non vediamo l’ora che arrivino le feste per “ricornutiarlo” d’ufficio in consiglio di famiglia dinanzi a rigatoni, cannoli e limoncelli; e magari, l’indomani e l’indomani l’altro, cambiamo discorso poiché ormai abbiamo saputo tutto (almeno così ci pare) e ripetere le stesse cose ci scoccia forte…

Tuttavia, se, per puro caso, ci arriva fra le mani tutto un “dossier” su di lui, d’improvviso le cose cambiano: alla frammentazione suddetta delle notizie, “spalmate” una dopo l’altra un giorno dopo l’altro, ergo in dose minima (o massima) quotidiana, subentra un’altra realtà informativa che, in un colpo solo (e facendoci venire un colpo nel vero senso del termine) riassume, compendia, elenca, documenta, rivela, accusa, denuncia, ricontestualizzando in un testo unico quel che era stato oggettivamente decontestualizzato dal tessuto musivo informale che si era limitato a dare a tutti questi “fatti e fattacci” un’eco quotidiana anche stentorea ma pur sempre relativa, visto che le diverse “fonti” non avevano potuto (o voluto) dare a persone, fatti e circostanze l’ampiezza che “meritavano”, benché, in fondo (vedi sempre l’esempio suddetto) solo del tutto “personali”.

Metti, però, che le storie o storiacce che dir si voglia non siano per niente “personali”, che personaggi e contesti siano tutt’altro che “privati” e che gli echi quotidianamente emessi, ascoltati e replicati “ad libitum” non siano informali e familiari ma politico-istituzionali, cioè pubblici nel più vero, improprio e smascherante del termine: in questo caso, e buttato nella spazzatura (come merita) l’esempio circoscritto domestico di cui sopra, se ci si imbatte in quel suddetto “dossier”, ebbene è proprio tale testo a rappresentare il catalizzatore emozionale e lo strumento di elevazione a potenza sia dell’impatto oggettivo che del “feedback” di sdegno.

Come nel caso, in specie e fuor di premessa, di un volume che definire “choccante” è poco, se è vero, come senza alcun dubbio lo è, che dinanzi ad esso nemmeno il più atarassico dei lettori potrebbe far finta di niente.

Eccovelo qui, allora, e con un titolo che parla da solo e non lascia spazio a nessuna diversa interpretazione: “Papi, uno scandalo politico – Noemi e le veline candidate e scandidate dal Cavaliere di Hardcore. Puttanopoli e voli di Stato, scatti e ricatti. Perché il caso Berlusconi non è una faccenda personale” (capito?).

A parte che già solo quella definizione – “Il Cavaliere di Hardcore” (che una volta era solo Arcore, senza le spumeggianti incursioni di quella “h” e di quella “d”) – meriterebbe, se ci fosse, il Premio “Sciabola d’Oro” per il gioco di parole più intelligente e strepitoso dell’anno, ad andare subito in quarta di copertina prima di aprire il libro, la sciabola citata diventa mannaia di quelle fatali, preannunciando: “Così si sceglie la nuova classe politica italiana. Prima nelle residenze del Cavaliere, poi al Parlamento europeo e negli enti locali. Tra escort, ballerine, modelle e tanta musica. Dal vivo. Uno spettacolo come in tv, quella che piace al premier. Con l’aggiunta di personaggi alla Gianpi Tarantini, grande navigatore nel mare della politica truccata a colpi di mazzette e party del jet set, tra cocaina e frequentazioni pericolose. Telefonate su telefonate e testimonianze dirette. A partire da quella di Patrizia D’Addario, la squillo all’ultimo momento esclusa dalle elezioni europee”. Questo libro, pertanto, continua la nota di quarta, “ricostruisce fatti privati che diventano pubblici ed espongono Papi-Silvio a ogni sorta di ricatto, trascinando l’Italia al punto più basso del suo discredito internazionale” (lo sapevate, ad esempio, leggo nell’ampia premessa, che il nostro Paese è stato addirittura “di nuovo declassato da Freedom House a ‘semilibero’, a pari merito con l’isola di Tonga”?); e quantunque nato come “instant book” (ovverosia, continuo a leggere, come “uno di quei libri che si scrivono in fretta e si leggono ancor più velocemente, perché c’è un’urgenza”), è un macigno di ben 331 pagine che tale velocità di lettura la fa fortunatamente e ragionevolmente ribaltare in sollecitazione a soffermarvisi pagina dopo pagina, frase dopo frase, intercettazione dopo intercettazione (e pensare che qualcuno le vorrebbe far fuori: vedi un po’, senza di queste ultime, come si sarebbero scoperti tanti altarini!), per un oggettivo invito alla fruizione “totale” e “ragionata”, escludendo di fatto ogni approccio “istantaneo” al testo.

Ecco, senza anticiparvi ovviamente nulla sui contenuti, i capitoli del libro (ampi, dettagliati, allucinanti, documentatissimi; ed è questo lo stile ed il pregio degli Autori, Peter Gomez, inviato de “L’Espresso”, Marco Lillo, giornalista dello stesso settimanale, e “Terminator” Marco Travaglio, che con i primi due ha condiviso anche altri libri / denuncia, collaborati da Claudio Pappaianni: contestare con i fatti un preregime fondato proprio sulla “scomparsa dei fatti”, tanto per usare proprio il titolo di uno dei più recenti volumi dello stesso Travaglio): Il Cavaliere di Hardcore; L’harem di Raifiction; Euroveline con divorzio; Papi & Noemi Show; Villa Arzilla con fotografo; Puttanopoli con autoscatto (e vi pare proprio una roba da poco?).

Leggetevelo immediatamente, allora (lo pubblica “Chiarelettere”, 15 euro): ma prima di precipitarvi in libreria o in edicola (dove, almeno dalle nostre parti, continua purtroppo l’assenza – alcuni dicono per una sorta di veto di un potente dell’editoria siciliana: ma a “Chiarelettere” lo sanno? e come intendono reagire per difendersi e difenderci? – de “Il Fatto Quotidiano”, giornale fortemente voluto proprio da Marco Travaglio ed al quale è dedicato questo volume: “Agli amici de ‘Il Fatto Quotidiano’, il giornale che verrà”) vi voglio raccontare un episodio in tema che, per la serie “il caso non esiste”, m’è accaduto proprio mentre scrivevo le ultime righe di questa recensione, augurandomi una lettura “collettiva” ed una reazione “fatale”.

Dovete sapere che, da molti anni, la mia lettura festiva preferita è quella di “Cronaca Vera”, settimanale accerchiato da immeritati pregiudizi e dalle solite supponenze “intellettual-chic” mentre, in realtà, è un fior di testata dove, a prescindere da qualche eccesso di coloritura, gli argomenti sono validi, i giornalisti scrivono sempre benissimo e, per rara fortuna dei lettori, non esiste il pur minimo annuncio pubblicitario. Cronaca vera e basta, quindi; e pagine in cui, a sfogliarle anche distrattamente, tra i resoconti di un efferato omicidio e le denunce di varie ingiustizie e precarietà, pubbliche e private (sempre “ad alta voce”, in totale e giammai genuflessa libertà d’espressione e senza mezzi termini od ipocrisie “ammorbidenti”), spesso e volentieri ci si imbatte in qualche storia “fuori dall’ordinario”, come quella (n. 1941 del 19. 11. 2009, pagine 28 e 29, con ampio richiamo in ultima di copertina) di tale Graziano Ballinari, 66 anni, di Varese, il quale, già “cessologo e mutandologo” (in passato aveva fatto parlare di sé, scrive il settimanale, per un’esposizione dedicata, nientepopodimeno, che alle mutande dal Settecento – dove si portavano abitualmente – ai giorni nostri, in cui, con molta più frequenza, abitualmente si tolgono, sempre che non se ne faccia proprio a meno: anche l’Esercito, è cronaca di oggi, ha ordinato alle soldatesse di portare sempre la biancheria intima), ha allestito una nuova mostra, che durerà ben due anni ed in continua evoluzione (poi capirete perché, ma ci vuol ben poco a capire), “150 anni di baldracche di Stato: da Camillo a Silvio”, cioè da Cavour al Cav., fra Garibaldi, Mazzini, Vittorio Emanuele II, Minghetti – un nome, una garanzia – più Mussolini e altri “machi”.

Il bell’articolo, scritto da Stefano Testa, brilla per vari resoconti “intimi” rivelati dal Ballinari, come, ad esempio, le considerevoli dimensioni del pirulone di Garibaldi o le prodezze della “Bela Rosìn”; oppure, ancora, le furibonde spedizioni punitive di Rachele Mussolini contro le amanti di Benito (che differenza di stile, però, con il “ciarpame senza pudore” signorilmente sibilato dalla signorilissima Donna Veronica verso ninfette ed escort del suo ormai illustre ed “infaticabile” ex!) o l’orgia organizzata da Alessandro Dumas padre con Garibaldi alla testa – si fa per dire – di una decina di donne piuttosto che dei suoi soliti “mille”): ma c’è un punto del servizio che, proprio perché da me letto mentre scrivevo queste righe, voglio riportarvi.

“Berlusconi era presente in effigie nel mio locale, nella copertina della rivista ‘Nuovo’, dove campeggiava la sua fotografia nel film ‘Casanova’, in cui ebbe una piccola parte 8sicuramente non lo sapevano neanche i pur informatissimi Travaglio & coautori, n.d.r.) ma il capo di gabinetto del ministro Scajola ha voluto a tutti i costi il ritaglio da regalare al nostro presidente del Consiglio (il servizio di ‘Nuovo’ s’intitolava: ‘Silvio Berlusconi: ritratto di un grande seduttore’, altra n.d.r.) e così gliel’abbiamo donato con la dedica: ‘Silvio vieni presto, anche a Varese si può trombare’…”. Chissà come ne sarà rimasto strafelice il Cav.,“leader minimo” di questa Italiaccia oggi più che mai “bordello” non da metafora dantesca ma vero,sozzo e schifoso.



Rassegna stampa | 29 marzo 2010 | Internazionale
Rassegna stampa | 27 marzo 2010 | Algemeen Dagblad
Rassegna stampa | 14 marzo 2010 | Informazione di Parma
Rassegna stampa | 13 marzo 2010 | Nos.nl
Rassegna stampa | 22 febbraio 2010 | La Provincia di Latina
Rassegna stampa | 1 novembre 2009 | Corriere di Bologna
Rassegna stampa | 26 ottobre 2009 | Rmc101
Rassegna stampa | 17 ottobre 2009 | La Gazzetta del Molise
Rassegna stampa | 23 settembre 2009 | Il Fatto Quotidiano
8 luglio 2010

Di testa nostra

...a pagina 17-18
"Demonizzando Berlusconi si fa il suo gioco? Credo al contrario che sia il tacere a fare il suo gioco."

...a pagina 6
"È un Italia che si è magnificamente adattata a vivere a sua insaputa. Si beve perfino la favoletta che vogliono mettere il bavaglio alle intercettazioni telefoniche per la difesa della sua vita privata."

11 giugno 2010

La colata

...a pagina 26
"Il cemento, più di ogni altro affare, mette insieme tutto e tutti. Ed espelle i pochi corpi stranei."

...a pagina 224
“Uno dei fini dell’istituto è di produrre il maggior reddito possibile …Ecco perché l’istituto ha avviato in questi anni alcune operazioni immobiliari.”
Pietro Tartarotti, soprannominato “don cento milioni”, il sacerdote che presiede l’Istituto di sostentamento del clero di Savona

10 giugno 2010

L'agenda nera

...a pagina 269
"Bisogna che cerchino i veri mandanti delle stragi. La mafia ha fornito solo la manovalanza."
Giovanna Maggiani Chelli, vicepresidente dell'Associazione delle vittime della strage di via dei Georgofili, Firenze.

...a pagina 352
"Sono stato io a rubare la Fiat 126 usata come autobomba per la strage di via D'Amelio."
Gaspare Spatuzza, 15 ottobre 2008.

20 maggio 2010

Intrigo internazionale

...a pagina 32
"Il colpo fu organizzato in un albergo di Abano Terme... c'era dietro la mano italiana."

...a pagina 29
ENRICO MATTEI, ALDO MORO
"Due omicidi ovviamente politici... la coincidenza è impressionante. Non dimentichiamoci la lezione della storia: gli uomini politici capaci di iniziative davvero forti generano reazioni altrettanto forti."

13 maggio 2010

Dopo di Lui il diluvio

...a pagina 141
"I post-italiani, paria senza alcun potere (se non quello di votare...), ignoranti, disinformati o informati ad arte sempre pro o contro uno dei due fronti e mai pro veritate."

...a pagina 204
"Come fatturato quella dei giochi d'azzardo è la terza industria in Italia dopo Eni e Fiat."
Fonte Mediobanca, ottobre 2008

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