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12 novembre 2009 | Adele Marini | Milanonera.com
Recensione di "Un inverno italiano"
Fra i tanti vizi degli italiani uno dei più irritanti è certamente quello di non prendere in considerazione nulla che non sia stato raccontato nel corso di una, meglio ancora se due o tre, trasmissioni televisive di successo da un personaggio di successo. Che si tratti di una nuova dieta, della scoperta del vaccino contro il cancro o dell’affacciarsi di poteri oscuri che minacciano la democrazia, fa lo stesso. Quello che conta è lo share di chi ne disquisisce dal teleschermo.

Visto sotto questa logica, Un inverno italiano dovrebbe finalmente aprire gli occhi perché chi meglio e più efficacemente di Andrea Camilleri può raccontare la tragicommedia che stiamo vivendo? Camillleri inteso come papà del commissario Montalbano, operante a Vigata e domiciliato nella splendida villa sul mare che nemmeno il questore di Palermo potrebbe permettersi. Figuriamoci un commissario!

Certo, se a raccogliere le graffianti ricette di democrazia proposte da Camilleri, invece di Saverio Lodato, magnifico giornalista antimafia ma poco portato per le apparizioni in tivù, fosse Luca Zingaretti, l’attore che tutti identificano come il commissario Montalbano al punto da fermarlo per la strada per fargli “soffiate” , sarebbe tutt’altra cosa! Forse gli italiani, notoriamente più attratti dagli sceneggiati televisivi che dalla parola scritta, comincerebbero sul serio a preoccuparsi per i mala tempora in cui stiamo vivendo. In particolare per la disumanità mostrata dal governo in materia di immigrati. Per lo sciacallaggio elettorale sulla tragedia della famiglia Englaro. Per il lodo Alfano e lo scudo fiscale, per il provvedimento riguardante le intercettazioni e la più volte minacciata riforma della giustizia …

Sempre per la serie: “se lo ha detto Montalbano con la faccia di Zingaretti deve essere vero”, sarebbe molto utile al nostro Paese che Andrea Camilleri riprendesse tutti gli argomenti che sono materia di questo libro e li utilizzasse per trarne trame per nuove puntate ambientate a Vigata. Allora sì che la voce del dissenso sì sentirebbe!

Naturalmente è un paradosso. In realtà Saverio Lodato è un’ottima spalla per Camilleri e l’intenzione dei due non è quella di cambiare le cose. Bensì di rinfrescare un poco la memoria agli italiani ricordando i fatti, i misfatti, i personaggi e le comparse che hanno invaso e continuano a invadere le cronache di giornali e tivù.

Di fatto, questo libro altro non è se non la raccolta dei testi della rubrica Lo chef consiglia, condotta dal duo Camilleri-Lodato sulle pagine dell’Unità a partire dal 20 novembre 2008 fino al maggio del 2009. Una specie di cucina politica nella quale Camilleri, da bravo chef, ha cotto ogni giorno una notizia diversa e poi l’ha servita sotto forma di pietanza i cui ingredienti, come ha spiegato lui stesso in un’intervista, provenivano:

«… da quel mercato che si trova alla destra di casa mia, ma anche da quello che si trova a sinistra. Perché i due mercati, in questo senso, sono fornitissimi: non hai che l’imbarazzo della scelta…»

Notizia inesatta: in realtà è al mercato di destra che lo chef Camilleri ha finito per fare la maggior parte degli acquisti. Prima di tutto perché si è rivelato quello di gran lunga più fornito di ghiottonerie freschissime, di giornata! Poi perché il mercato di sinistra è molto difficile da trovare e quando lo si trova ha sempre le bancarelle vuote per inventario o per cambio di gestione o per la litigiosità di chi le gestisce.



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...a pagina 202
– Per caso l’uomo dell’entourage di Berlusconi di cui mi parlavi è Dell’Utri?
– Colonnello, ma se lei le cose le capisce, che me le chiede a fare?
Colloquio tra Michele Riccio e Luigi Ilardo, estate 1995.

14 gennaio 2010

Giorgio Perlasca. Un italiano scomodo

...a pagina 99
"Il mio è stato un atto umanitario che non c’entrava niente con la politica."

12 novembre 2009

Dentro l'Opus Dei

...a pagina 182
"I membri numerari e soprannumerari devono mantenere un prudente silenzio in merito al nome degli altri membri; non devono rivelare ad alcuno la loro appartenenza all’Opus Dei senza l’espresso permesso del direttore locale."
Costituzioni del 1950, articolo 191

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