
29 ottobre 2009 | Giovanni Taurasi |
Stradanove
Ecco come non funziona l'Università italiana
La voluminosa inchiesta di Davide Carlucci e Antonio Castaldo, che denuncia i casi di nepotismo nel mondo accademico, si colloca in un quadro, fotografato da un recente rapporto Eurostat, che vede destinare all’università italiana una quota di risorse ben al di sotto della media europea.
L’Italia investe nell’istruzione universitaria lo 0,78% del Pil. Dopo la nostra penisola figurano solo Romania, Lettonia e Malta. Nonostante il malcostume diffuso, che ha prodotto un sistema che elude ogni criterio meritocratico di selezione del personale universitario, gli autori ricordano come l’Italia sia ai vertici di una classifica di “Nature” del 2004, stilata in base al rapporto tra investimenti e qualità delle pubblicazioni. In un contesto dunque disarmante (caratterizzato da abusi, truffe, privilegi), nel quale la ragione spinge decisamente verso il pessimismo, rimane l’ottimismo della volontà di studiosi, ricercatori e docenti che, nonostante tutto, producono sapere, scienza, cultura.
Gli oltre sessantamila docenti universitari (ricercatori, associati e ordinari) e i circa quarantamila precari che lavorano negli atenei italiani rappresentano la risorsa principale del nostro Paese, perché solo uno Stato che investe in conoscenza, investe nel suo futuro. Chi ha partecipato a concorsi universitari è consapevole di come molto spesso il vincitore sia noto sin dal momento in cui viene bandito il concorso.
Il libro racconta le vicende che hanno portato intere dinastie famigliari a occupare le cattedre universitarie. I numerosi casi documentati dai due autori riconducono al commento sarcastico di Indro Montanelli, il quale sosteneva che i concorsi universitari, più che sui generis, paiono concepiti sui cognatis. Ma non sempre il predestinato è riconducibile a un caso di nepotismo o familismo.
Non sempre il predestinato è figlio, nipote, amante di qualcuno che conta. Spesso fa parte di quei quarantamila precari suddetti che aspirano, legittimamente, dopo anni di studi, ricerche e didattica, a vedere riconosciuta la dignità del proprio lavoro. Ecco perché lo scandalo più grosso non consiste tanto nel concorso truccato, nel peso delle reti parentali o persino massoniche, negli abusi di potere e nei privilegi, quanto nell’inutilità di un sistema di reclutamento costoso che, di fatto, non seleziona il personale, ma ratifica quanto già deciso.
Un sistema più trasparente di reclutamento, e gli esempi nei paesi avanzati non mancano, attenuerebbe certamente i mali dell’università italiana ed eviterebbe di illudere chi pensa che se una procedura di selezione viene definito concorso, ciò significa che per vincerla è necessario concorrere.
-
sei iscritto a chiarelettere? effettua il login in alto per aggiungere questo libro al tuo promemoria
-
Tags:
un paese di baroni
davide carlucci
antonio castaldo
università
mafie
nepotismo
concorsi truccati
truffe
favori
abusi di potere
logge segrete
-
-
gwcached,12