gwcached,11 Recensione di "Lotta civile" - - chiarelettere
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25 ottobre 2009 | Gian Luca Balestra | Spigoli&Culture
Recensione di "Lotta civile"
Un libro difficile da recensire, come ogni volta che attraverso un testo si entra nella vita di un individuo o, meglio, nella sua emotività. In questo caso di chi ha perduto qualcuno -il padre, il figlio, il marito, la madre, la sorella e così via- uccisi dalla criminalità. Eroi? No! Caduti -come sottolinea Giovanni Chinnici- di una Lotta civile, aggiunge il sottotitolo di copertina, contro le mafie e l’illegalità. Storie personali, dunque, introdotte dalla prefazione di don Luigi Ciotti anche egli un punto fermo, sarebbe sbagliato definirlo “simbolo”, della legalità che si oppone con grande forza morale ad ogni tipo di prevaricazione. Un insieme di testimonianze accumunante non tanto da una dolorosa perdita, “aver conosciuto da vicino, sulla propria pelle e nella propria anima, la violenza criminale e mafiosa.”, quanto “Il filo comune è la fiducia nei giovani, la speranza nelle nuove generazioni, nella loro capacità di capire e di reagire, di costruire il cambiamento.” (don Ciotti, p. XIII). In altre parole, la conservazione della memoria come nucleo attorno a cui coagulare l’indignazione e la volontà di resistenza delle nuove generazioni, sino a temprarne la capacità di reazione; perché un altro mondo è possibile: “In queste pagine sono descritte le traiettorie umane di persone che hanno compiuto il faticoso percorso che muove dal dolore e approda all’impegno.” (don Ciotti, p. XVII), la risposta ad un evento che ha segnato profondamente la loro esistenza, piegandole -forse!- ma senza riuscire a spezzarle; un evento che, in realtà, ha fallito il suo scopo più ampio, quello di intimorire ed interrompere la voglia di lottare. Protagonisti e non solo vittime collaterali, quindi, che hanno raccolto il “testimone” e non hanno rinunciato alla battaglia per affermare non un diritto personale, ma un principio assoluto come quello di esistere e, nel rispetto degli altri, ricercare la propria felicità: “Tutti dobbiamo sentire l’impegno e la responsabilità della memoria. Ricordare chi è morto credendo in una società più giusta, facendo della memoria il seme di una nuova speranza, una speranza appoggiata sulle gambe solide e gli atti coerenti di un impegno sociale e civile il più possibile condiviso.” (don Ciotti, p. XX).
Antonella Mascali, giornalista a Radio Popolare (Milano), propone 12 racconti dei colloqui avuti con altrettanti “testimoni”, seguiti dall’Intervista a Nando dalla Chiesa (pp. 285-292). In questo modo il punto di vista, spesso soggettivo, del “protagonista” viene contestualizzato con la descrizione dei fatti integrata dall’inserimento di stralci estrapolati da documenti relativi agli accadimenti narrati. Si susseguono: «Questo rimprovero all’Italia» Il racconto di Elena Fava, figlia del giornalista Giuseppe Fava (pp. 9-35); «Stiamo lavorando per arrivare ai centri di potere» La testimonianza di Giovanni Chinnici, figlio del giudice Rocco Chinnici (pp. 36-57); «Il dolore è un fatto privato e non passa. Ma quanto successo non ha nulla a che vedere con il privato» Incontro con Dario Montana, fratello del commissario Beppe Montana (pp. 58-82); «I soliti coccodrilli di Stato» Una giornata con Alessandro Antiochia, fratello dell’agente di scorta Roberto Antiochia (pp. 83-106); «Sogno una Pagani civile e libera» Annamaria Torre ricorda le parole del padre Marcello Torre, sindaco di Pagani (pp. 107-122); «Far praticare la legalità ai ragazzi tutti i giorni» L’impegno di Lorenzo Clemente, marito di Silvia Ruotolo (pp. 123-145); «Io non voglio farmi i fatti miei. Voglio reagire» La lotta di Pina A1aisano Grassi, l’esempio del marito Libero Grassi (pp. 146-169); «Non era giusto pagare il pizzo. Punto e basta» Nelle parole di Stefania Grasso, la svolta solitaria del padre Vincenzo Grasso (pp. 170-185); «Chiedo allo Stato di giocare fino in fondo la partita nei confronti del sistema mafia» La reazione di Margherita Asta, figlia di Barbara Asta (pp. 186-206); «Non c’è un colpevole, neppure un processo» La denuncia di Maddalena Rostagno, figlia di Mauro Rostagno (pp. 207-235); «Papà era visibilmente isolato» La ricerca della verità di Daniela Marcone, figlia di Francesco Marcone (pp. 236-258); «L’onore della testimonianza» La storia di Renata Fonte raccontata dalla figlia Viviana Matrangola (pp. 259-281). Pagine emotivamente forti.
Sfogliando l’ultima pagina rimane una sola domanda: perché? Perché ancora oggi si muore della stessa voglia di legalità? Perché la verità non è ancora totalmente emersa? Perché le cose non sono cambiate? Forse, malinconicamente, la risposta è proprio nel primo capoverso della prima domanda posta a dalla Chiesa: “I familiari che hanno dato voce a questo libro hanno parlato di «crisi etica» o «crisi morale» che sta attraversando l’Italia.” (p. 285). In altre parole, un velo grigio steso su di un modo d’essere comune, che non riguarda indistinte classi sociali oppure alcune ben identificate aree del paese. E’ l’indifferenza, l’egoismo, lo scollamento della solidarietà. E’ il dividi et impera, la sostituzione del “cuore” con il portafoglio e la “mente” con l’andamento della borsa.
Il libro della Mascali è, di fatto, una denuncia sociale. Un faro acceso su di una Lotta Civile combattuta tra l’indifferenza dei molti stemperati nell’arroganza del “a meno non sarebbe capitato! Io so come vivere…” nella filosofia di “chi fa i propri interessi campa cent’anni”. In questo senso la crisi dei valori è espressione di un Paese, ed assume un valore assoluto l’idea della memoria introdotta da don Ciotti.
Un libro da meditare e conservare.


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“L’acquisizione del New York Times da parte di Google è forse il meno improbabile degli eventi che cambieranno il mondo.”

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"Il mio è stato un atto umanitario che non c’entrava niente con la politica."

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...a pagina 182
"I membri numerari e soprannumerari devono mantenere un prudente silenzio in merito al nome degli altri membri; non devono rivelare ad alcuno la loro appartenenza all’Opus Dei senza l’espresso permesso del direttore locale."
Costituzioni del 1950, articolo 191

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