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14 ottobre 2009 | Ausilia Gulino | Le Pagine
Recensione di "Presunto colpveole"
Quando si parla di abuso sui minori il primo sentimento che sopraggiunge è quello del disgusto, insieme alla rabbia contro il colpevole o presunto. Anche perché diventa poi sottinteso che un responsabile esiste, e che l’abuso in questione è stato fatto. Ma che prove tangibili si hanno in realtà?
Di norma compaiono i seguenti campanellini d’allarme: comportamenti diversi da parte del bambino, espressioni linguistiche definite volgari, cambiamenti della gestualità. Talvolta basta ciò per rivolgersi agli specialisti sui quali riporre (improvvisamente) la nostra fiducia e tutto il nostro credere. Ciò nonostante siamo sicuri di intraprendere la strada corretta?

Il criminologo Luca Steffenoni ci illumina sui percorsi di regola intrapresi ma che tante volte non portano alla strada migliore: né per chi avrebbe subito il danno, né per chi lo avrebbe creato, anche perché talvolta quest’ultimo è davvero innocente e, quindi, vittima di malagiustizia. Pertanto accade che quando non ci sono prove palpabili, basta l’interpretazione di psicologi, centri sociali ed enti per la tutela dei minori per condannare. E la soluzione migliore diventa l’allontanamento del bambino dalla famiglia, nel caso sia stato indicato il genitore come colpevole. Anche perché, se la denuncia non viene fatta da chi si è insospettito, il bambino viene comunque sottratto, dato che a guidare la cosa sono gli specialisti che lo hanno seguito. Qualora, poi, l’analisi risulta errata il bambino torna alla famiglia, ma con danni psicologici irreversibili sia per i genitori sia per il bambino stesso.

Il libro in questione ci mette di fronte a una realtà dove qualche volta non per forza le denunce sono vere. Anche perché spesso il bambino confonde la realtà con la fantasia influenzata da film, storie irreali, bisogno di attenzione. Senza considerare che ogni tanto questi enti sociali possono anche specularci oltre che manipolare le coscienze. A discapito dei bambini stessi, dei genitori che naturalmente si separano, dei contesti dove avvengono i presunti fatti. Non dimentichiamo, però, che la giustizia ha spesso fatto il suo corso in maniera organica e corretta, per questo si sottolinea che è meglio affidarsi alla magistratura che cerca prove tangibili piuttosto che dare credito a chi evidenzia prove sulla base di disegni freudiani e comportamenti anomali.

Quello che Steffenoni si ostina a rammentare sono le testimonianze concrete di persone che si sono viste strappare la propria vita a causa di malintesi, provenienti dalle interpretazioni della scuola, della società, della famiglia medesima. E sulla base delle verità del bambino presumibilmente abusato. Quando sappiamo bene che talvolta queste verità sono manipolate dalla persuasione ingenua dei media.

Allora una soluzione a questi oltraggi quale potrebbe essere, visto che chi viene denominato pedofilo solo difficilmente può venirne fuori? Probabilmente parlarne meno, senza influenzare erroneamente nessuno; forse affidarsi alla sola magistratura, le cui perizie sono tangibili; o probabilmente pretendere una maggiore attenzione da parte della giustizia, affinché riveda le questioni slegandosi dai quadri storici di riferimento.

Una cosa però diciamola: innocenti o colpevoli sarebbe bene innanzi tutto svincolarsi dagli archetipi della pedofilia e smetterla di calunniare sulla base di supposizioni.



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"È un Italia che si è magnificamente adattata a vivere a sua insaputa. Si beve perfino la favoletta che vogliono mettere il bavaglio alle intercettazioni telefoniche per la difesa della sua vita privata."

11 giugno 2010

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...a pagina 26
"Il cemento, più di ogni altro affare, mette insieme tutto e tutti. Ed espelle i pochi corpi stranei."

...a pagina 224
“Uno dei fini dell’istituto è di produrre il maggior reddito possibile …Ecco perché l’istituto ha avviato in questi anni alcune operazioni immobiliari.”
Pietro Tartarotti, soprannominato “don cento milioni”, il sacerdote che presiede l’Istituto di sostentamento del clero di Savona

10 giugno 2010

L'agenda nera

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"Bisogna che cerchino i veri mandanti delle stragi. La mafia ha fornito solo la manovalanza."
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...a pagina 352
"Sono stato io a rubare la Fiat 126 usata come autobomba per la strage di via D'Amelio."
Gaspare Spatuzza, 15 ottobre 2008.

20 maggio 2010

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"Il colpo fu organizzato in un albergo di Abano Terme... c'era dietro la mano italiana."

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"Due omicidi ovviamente politici... la coincidenza è impressionante. Non dimentichiamoci la lezione della storia: gli uomini politici capaci di iniziative davvero forti generano reazioni altrettanto forti."

13 maggio 2010

Dopo di Lui il diluvio

...a pagina 141
"I post-italiani, paria senza alcun potere (se non quello di votare...), ignoranti, disinformati o informati ad arte sempre pro o contro uno dei due fronti e mai pro veritate."

...a pagina 204
"Come fatturato quella dei giochi d'azzardo è la terza industria in Italia dopo Eni e Fiat."
Fonte Mediobanca, ottobre 2008

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