
21 luglio 2009 | Giovanni Fasanella |
Dagospia.com
L'autore del "Sol dell'Avvenire" ha qualcosa da dire al produttore di "Prima Linea": "Ora che nel mirino c'è un suo film si lamenta. In altre occasioni, come la quasi totalità del mondo del cinema, silenzio: forse per ottenere i finanziamenti statali..."
Riceviamo e pubblichiamo:
Caro Dagospia,
leggo l'ottimo (come sempre) Michele Anselmi sui problemi che sta incontrando "La Prima Linea", il film che il regista Renato De Maria ha tratto dal libro di Sergio Segio.
Scrive Anselmi a chiusura del suo articolo: "A quanto pare, la materia - gli "anni di piombo" - resta incandescente, divisiva, per tanti versi intoccabile. Comunque il cinema l'affronti, che sia il Bellocchio di "Buongiorno, notte" o il De Maria di "La Prima Linea", scattano riflessi antichi, in particolare l'accusa di dimenticare le vittime e mitizzare i brigatisti. Con il rischio - ha ragione Occhipinti - "che quell'atroce passato ci sovrasti, ci avveleni, ci condizioni ancora oggi".
Sì, ha ragione il produttore Occhipinti. Peccato che se ne sia accorto solo ora che nel mirino c'è un suo film. In altre occasioni, lui, il regista e gli sceneggiatori, come la quasi totalità del mondo del cinema, preferirono tenere bocca, orecchie e occhi chiusi: probabilmente pensarono che fosse più conveniente fare i pesci in barile, per ottenere i finanziamenti statali.
Giovanni Fasanella
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