Giorgio Fornoni
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Giorgio Fornoni, reporter, vive in un piccolo paese in provincia di Bergamo. Dalla fine degli anni Settanta ha viaggiato negli angoli più difficili del mondo.
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le mie risposte
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Libero_91: Ho visto tuoi filmati nelle carceri russe. Come hai fatto ad entrare e documentare?
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All'interno del carcere ci ha guidati un pope ortodosso, cappellano di San Pietroburgo.
Un amico, grande conoscitore del mondo russo, mi ha avvicinato al Pope, che in cambio di una promessa di aiuto ad aggiustare la chiesa... è riuscito a convincere il direttore del carcere a farmi entrare e fare le riprese video: prima nella chiesa della fortezza - che è appunto il carcere - e poi nei bassifondi.
Gli chiedo di poter visitare le celle sotterranee, dove sono i condannati a morte. Dopo lunghe trattative e l'intervento decisivo del cappellano, vengo accompagnato giù da queste scale, nell'inferno segreto di questo Gulag nascosto agli occhi del mondo. E' la prima volta che una telecamera documenta questa realtà da film dell'orrore.
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SconfiNATO: Grazie per la tua risposta alla mia precedente domanda. Volevo allora farti quest'ultima domanda: ma si tratta di una vera maturazione di sensibilità o è pura concessione opportunistica a quella della vicina Europa?
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Prima di entrare nel carcere ero già convinto che fosse la seconda risposta che tu hai dato. Comunque, per scoprirlo, siamo entrati nel carcere di massima sicurezza di San Pietroburgo, dove 3500 carcerati sono rinchiusi nella secolare fortezza che risale al tempo degli zar.
La notte accentua il dramma umano nascosto dietro questo filo spinato e queste mura insuperabili. Le carceri russe sono tristemente note per le scandalose condizioni igienico-sanitarie dei detenuti.
Quelli condannati a morte sono reclusi addirittura sottoterra, dove covano epidemie di tubercolosi e altri virus resistenti ad ogni antibiotico. . Quaggiù i detenuti vivono in condizioni disumane, vittime di malattie, violenze, soprusi di ogni genere, tenuti nell'umidità e nel freddo e privati dei più elementari diritti. Il mondo scientifico occidentale teme che proprio nelle prigioni russe possa esplodere una incontrollabile e devastante "bomba biologica".
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SconfiNATO: Ma oggi in Russia c'è la pena di morte?
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Gli anni Novanta hanno segnato la trasformazione del regime sovietico in una democrazia di stampo occidentale.
Un processo tuttora in corso e in parte contraddittorio.
Una delle promesse mantenute all'Occidente dalla nuova Russia di Yeltsin e Putin è la moratoria sulle esecuzioni capitali.
Dal 1993 le condanne a morte, salvo una breve parentesi nel 1996, non vengono più eseguite.
La condanna a morte è oggi ufficialmente sospesa dalla legge. Ma viene da chiedersi se sia meglio continuare a vivere in queste condizioni.
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i miei articoli da 
Ai confini della vita
11 Luglio 2011
Pubblico qui un'intervista che ho rilasciato al magazine "Io Acqua&Sapone". Ha trovato la sua vocazione dando voce ai più deboli e sofferenti, realizzando decine di reportage esclusivi nelle zone più pericolose del Pianeta. Giorgio Fornoni testimonia che, per essere veri giornalisti, non serve una tessera, ma un'anima che comunica al servizio della Vita. Dopo molte inchieste giornalistiche, cosa ti ha spinto a pubblicare il recente cofanetto "Ai confini del mondo"? «Le molte insistenze della casa editrice Chiarelettere mi... continua >>
Viaggio all'inferno di San Pietroburgo
1 Febbraio 2011
Gli anni Novanta hanno segnato la trasformazione del regime sovietico in una democrazia di stampo occidentale. Un processo tuttora in corso e in parte contraddittorio. Una delle promesse mantenute all'Occidente dalla nuova Russia di Yeltsin e Putin è la moratoria sulle esecuzioni capitali. Dal 1993 le condanne a morte, salvo una breve parentesi nel 1996, non vengono più eseguite. Ma si tratta di una vera maturazione di sensibilità o è pura concessione opportunistica a quella della vicina Europa?... continua >>
Sakineh e' libera. Anzi, no!
10 Dicembre 2010
Un'agenzia di stampa battuta ieri sera e ripresa dai telegiornali di tutto il mondo, aveva regalato una speranza: "Sakineh è libera". E invece no: Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la donna condannata a morte in Iran per adulterio e poi per complicità nell'omicidio del marito, è ancora detenuta. Secondo fonti iraniane la donna è stata portata nella sua abitazione solo per qualche ora e con lo scopo di realizzare un programma televisivo. La sua condanna a morte, dunque, è tutt'altro che... continua >>
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il questionario di Proust 
Come sono attraverso il noto questionario di Marcel Proust
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