Mauro Corona

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Mauro Corona è nato a Erto (Pordenone) nel 1950. È autore di IL VOLO DELLA MARTORA; LE VOCI DEL BOSCO; FINCHÉ IL CUCULO CANTA; GOCCE DI RESINA; LA MONTAGNA; NEL LEGNO E NELLA PIETRA; ASPRO E DOLCE; L’OMBRA DEL BASTONE; VAJONT: QUELLI DEL DOPO; I FANTASMI DI PIETRA; CANI, CAMOSCI, CUCULI (E UN CORVO); STORIA DI NEVE; IL CANTO DELLE MANÉRE; LA FINE DEL MONDO STORTO (premio Bancarella 2011); LA BALLATA DELLA DONNA ERTANA; COME SASSO NELLA CORRENTE; LA CASA DEI SETTE PONTI; VENTI RACCONTI ALLEGRI E UNO TRISTE e delle raccolte di fiabe STORIE DEL BOSCO ANTICO e TORNERANNO LE QUATTRO STAGIONI. Il suo sito internet è www.maurocorona.it
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i miei articoli da

Le mie Confessioni ultime
22 Aprile 2013
Riporto anche qui l'intervista rilasciata a Vanity Fair, a cura di Irene Soave. «Io di politica non mi occupo: mi preoccupo. Sa cosa mi ha detto uno di quelli, tempo fa? Gli parlavo della mia Erto che muore, gli chiedevo di aiutarmi a dare un po' di sopravvivenza dignitosa a queste montagne. E lui mi guarda negli occhi e fa: guarda che io i voti della tua valle li prendo nel mio condominio». Le sue Confessioni ultime (Chiarelettere,... continua >>

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Tratto da Confessioni ultime

Mauro Corona

Tratto da Confessioni ultime

Mauro Corona

Tratto da Confessioni ultime

Mauro Corona

“Ultimamente,
e sempre più spesso, ho
un desiderio impossibile,
ma forse chissà, potrebbe
anche essere possibile,
però non ci credo molto,
anzi non ci credo per nulla.
Ma questo non è importante,
importante sarebbe realizzare questo desiderio per avere una
soddisfazione, l’ultima.
Vorrei vedere il mio volto dopo che
sarò morto, vorrei vederlo, almeno per
una volta, rilassato, lisciato, disteso, sereno, pacifico,
anche solo pochi secondi. Per vederlo così
dovrò essere morto e i morti non vedono più… Solo
da morto, credo, il mio volto sarà rilassato.
La morte stende e distende. Fin da piccolo, da bambino,
ho avuto un volto impaurito, un volto
tirato, teso, ansioso, inquieto, angosciato, triste, deluso,
amareggiato, sconfitto, rassegnato,
avvilito e si potrebbe andare avanti. A volte arrabbiato,
irato, altre contuso e tumefatto, altre sporco,
mai disteso. Ho eliminato gli specchi, non mi hanno
mai ridato un volto tranquillo come acqua
ferma, per questo evito gli specchi. Quando vedo il mio
volto, quella tragica maschera di dolori
e fallimenti e menzogne e sconfitte, penso a coloro che
hanno contribuito mettendocela tutta
a ridurlo così, io per primo. E ormai non cambia più,
si è irrigidito, imbalsamato, fermo e secco
in quei tratti angosciati che hanno piallato ogni dolcezza.
Verrà la morte a stirarlo, lo so, solo la morte
potrà spianarlo, e dirò finalmente. Ma non potrò vederlo,
per questo ho l’impossibile desiderio
di vedermi morto, per osservare il mio volto in pace,
finalmente. Ma non sarà così. ”